Stop ai distacchi!

Dopo le prime proteste sollevate in seguito alle minacce di distacco per motivi di presunta inadeguabilità degli allacciamenti idrici di alcuni  utenti ritenuti morosi da Nuove Acque, la quale sosteneva pretestuosamente non essere applicabile in quegli allacciamenti la valvola di riduzione del flusso e dopo le denunce seguite ai quattro distacchi realmente effettuati  lo scorso mese di novembre, con i reclami inviati all’AIT  assieme al Movimento Consumatori di Arezzo e con l’appoggio dell’Assessore Sacchetti, abbiamo ottenuto che venisse apportata una importante modifica all’Art. 28 del Regolamento del servizio acquedotto in modo che, in caso di morosità delle utenze domestiche residenti, in alternativa alle suddette valvole di riduzione del flusso,  Nuove Acque  dovrà semplicemente applicare nella tubazione una lente idrometrica calibrata (dischetto forato) per la limitazione del flusso di acqua. 

In attesa che venga scritto nero su bianco con apposito decreto AIT , il Direttore Generale Mazzei ha inviato, in data 19/1, una raccomandazione a Nuove Acque perchè nelle “more” dell’emanazione venga messa comunque in pratica la soluzione tecnica alternativa, anche in una logica di maggior favore nei confronti dell’utenza.
Quindi da ora in avanti niente più distacchi improvvisi per le utenze familiari.
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La lotta costituzionale del movimento per l’acqua

Fin dalla primavera del 2016 il Forum italiano dei Movimenti per l’Acqua ha risposto all’appello per la Campagna referendaria costituzionale attraverso una mobilitazione per la difesa dei diritti, con la consapevolezza che quelle modifiche della Costituzione avrebbero inciso sull’assetto istituzionale della Repubblica e di conseguenza sui principi fondamentali che condizionano la garanzia dei diritti.

Dunque una mobilitazione per garantire il principio della sovranità popolare (esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione), il principio dell’eguaglianza sostanziale (come “effettiva partecipazione alla organizzazione politica, economica e sociale del Paese”), e il principio di riconoscimento e promozione delle autonomie locali.

Il referendum costituzionale non è stato inteso come una mera “circostanza di difesa” della Costituzione quanto piuttosto come un’occasione per rivendicare l’applicazione dei diritti da questa affermati, specie dei diritti sociali.

Anzitutto come Occasione per dire No alla “Costituzione del pareggio di bilancio”, dunque alla logica dei diritti finanziariamente condizionabili.

Il No a questo referendum è stato perciò declinato come affermazione di “un altro modo di intendere la Costituzione”, con la consapevolezza che i diritti fondamentali, nella prospettiva delle democrazie costituzionali, non limitano solo il mercato ma anche la stessa sovranità statale.

Il No del Movimento per l’Acqua è stato un No “per l’affermazione dei diritti”, attraverso tutto il potenziale e la rilevanza della lotta costituzionale.

Il 4 dicembre non è stato inteso perciò come il traguardo di una mobilitazione per la difesa formale della Costituzione, ma come una tappa importante nel percorso, già intrapreso, di lotta per i diritti.

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E a ben vedere la prospettiva costituzionale ha sempre accompagnato in questi anni le rivendicazioni del Movimento per l’Acqua, che ha praticato tutti gli strumenti di democrazia diretta previsti dalla nostra Costituzione pensando che “si scrive Acqua ma si legge Democrazia”.

Nel 2007, con lo strumento dell’iniziativa legislativa popolare, nel 2011 con il referendum abrogativo di legge ordinaria (vinto con la partecipazione al voto di circa 27 milioni di cittadini), poi con l’iniziativa dei cittadini dell’Unione europea del 2013, infine nel 2016 con la petizione popolare.

E con la petizione popolare presentata nell’estate 2016 si è rivendicata espressamente la previsione costituzionale del diritto fondamentale all’acqua, non come mera enunciazione di principio, ma come concreto strumento di lotta, specie per delegittimare l’interruzione del fornitura del servizio idrico alle persone, che nega il diritto alla salute, il principio di solidarietà e il principio di uguaglianza.

Con la rivendicazione del diritto all’acqua, intesa come affermazione della priorità costituzionale dei diritti fondamentali e paradigma di democrazia costituzionale, si vuole perciò contrastare direttamente la logica della prevalenza delle ragioni di bilancio sulla garanzia dei diritti, di quei diritti fondamentali che, vincolando il legislatore anche in senso positivo (come diritti sociali a prestazione), non posso essere condizionabili finanziariamente dai vincoli di bilancio.

Proprio la rivendicazione costituzionale del diritto all’acqua è difesa di quei principi della sovranità popolare, dell’uguaglianza sostanziale, nonché del riconoscimento e della promozione delle autonomie locali che le modifiche costituzionali avrebbero intaccato.

E’ difesa di quei principi anzitutto perché è rivendicazione dell’attuazione della volontà referendaria del 2011, poi del diritto all’acqua come rispetto della uguaglianza e dignità delle persone, infine delle autonomie locali nella gestione della risorsa e del servizio idrico.

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Dopo la vittoria di questo referendum costituzionale la prospettiva di lotta costituzionale del Movimento per l’Acqua è dunque duplice:

1)da un lato l’affermazione del diritto fondamentale all’acqua in Costituzione

2)dall’altro il contrasto del principio di pareggio di bilancio costituzionalizzato nel 2012.

Questa vittoria referendaria costituzionale è l’occasione per riflettere su come (ri) percorrere le lotte per i diritti sociali attraverso la Costituzione, con quali nessi tra i diversi diritti, tra le diverse esperienze e tra i diversi movimenti. E’ l’ occasione per costruire una rivendicazione dei diritti nell’orizzonte costituzionale.

E il diritto all’acqua è paradigma di questa rivendicazione per diverse ragioni:

– per come la lotta è stata tracciata negli anni, attraverso gli spazi democratici

– per quello che rappresenta la sottrazione della risorsa idrica da parte del mercato

– per la negazione di un diritto fondamentale anche nel suo nucleo essenziale

-per come (con la negazione del risultato dell’esito del referendum del 2011 e con lo stravolgimento dei contenuti della legge di iniziativa popolare) la vicenda del diritto all’acqua in Italia sia oggi la vicenda di una negazione di democrazia.

E poiché si scrive acqua ma si legge democrazia proprio in quanto l’acqua non è una merce, la prospettiva costituzionale della lotta per il diritto all’acqua non può che intrecciare la questione dell’eliminazione del pareggio di bilancio e della salvaguardia dei diritti fondamentali.

Una questione che la proposta di legge costituzionale di modifica degli artt. 81, 97 e 119 Cost. aveva già provato ad affrontare e che ora appare quanto mai attuale e doveroso ricominciare a discutere nei suoi contenuti con tutte le realtà in lotta per i diritti.

E se è la stessa Corte Costituzionale ad affermare che “è la garanzia dei diritti incomprimibili ad incidere sul bilancio, e non l’equilibrio di questo a condizionarne la doverosa erogazione”, oggi la nostra prospettiva di mobilitazione costituzionale è ancora di più una doverosa mobilitazione per dare movimento alla vittoria referendaria dei diritti fondamentali.

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