Acquedotti: la garanzia di arricchirsi a spese nostre (la FAQ per il delitto perfetto)

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Alcune regole infallibili per aspiranti concessionari (la FAQ per il delitto perfetto). Sta scritto che a fine concessione dovrai restituire gratuitamente ai Comuni tutti gli impianti, quelli avuti in uso e quelli realizzati durante la concessione, ma tu impegnati ché ciò mai non avvenga e fai in modo di ottenere una proroga dopo l’altra.

Quando si avvicina la scadenza, di’ che le condotte sono un colabrodo , che nel territorio gestito mancano diversi impianti di depurazione, che quelli esistenti sono vetusti e che le reti fognarie sono inadeguate.

Conta sul fatto che a saranno in pochi quelli che ti rinfacceranno di aver applicato per anni e anni elevatissime tariffe (tra le più care d’Italia) con la scusa che servivano a coprire gli ingenti investimenti necessari all’ammodernamento delle condotte e degli impianti ricevuti in concessione.

Fatti amica l’Autorità di ambito e fai in modo che sia lei a proclamare l’urgente necessità di costruirne di nuovi; se ci riesci potrai così giustificare la richiesta di una bella e provvidenziale proroga della concessione.

Per evitare il rischio che analisi costi-benefici dimostrino la scarsa utilità della proroga per i cittadini, convinci i Comuni a farne a meno (con i profitti della proroga non avrai problemi a destinare risorse per ammorbidire i più riottosi).

Ricordati di usare carota e bastone: una schiera di avvocati pronti a rintuzzare ogni ricorso , come bastone, e per le carote ….. Cerca sempre di tenerti come azionisti gli enti pubblici locali e offri posti in consiglio ai relativi politici: ti sosterranno per il bene del “territorio”.

Massimizza la rendita dell’esborso finanziario iniziale facendoti riconoscere per tutta la durata della concessione, un tanto all’anno per “prestazioni accessorie” milionarie sotto forma di consulenze. In pochi anni potrai così rimettere in tasca i soldi sborsati mantenendo la tua quota di capitale sociale e gli utili di gestione relativi .

Un altro “trucco” è farsi approvare , a metà concessione, la rivalutazione delle immobilizzazioni con annesso cambio del criterio di ammortamento da “finanziario” a “tecnico”. Sarai così autorizzato ad ammortizzare i tuoi investimenti ad aliquote più basse e maggiore sarà l’entità degli investimenti residui ancora da ammortizzare a fine concessione (con ammortamenti minori farai profitti maggiori).

Per accrescere sia le tariffe che l’indennizzo di subentro basta rivalutare a bilancio gli impianti di potabilizzazione, distribuzione e trattamento reflui, e farsi riconoscere dal “regolatore” (Autorità di ambito) questo come maggior capitale investito. Questa festa pareva fosse finita con il referendum del giugno 2011 ,ma con la reintroduzione sotto mentite spoglie della remunerazione del capitale investito da parte dell’ Authority nazionale (AEEGSI) questo problema è stato risolto: la festa continua.

Dopo 20, 25 o 30 anni di affidamento in concessione i Comuni avranno perso ogni conoscenza in tema di servizio idrico integrato e ciò scoraggerà ogni loro velleità a riprenderselo, il che li costringerà comunque a rimettere in gara la concessione.

A questa eventualità dovrai opporti con carote e bastoni, come minimo per ritardarla di vari anni ( durante i quali continuerai la gestione in proroga incassando profitti). Se poi alla fine dovesse davvero svolgersi una gara (ma chi ha mai fatto una vera gara in Italia?) assicurati che i tuoi amici prevedano i punteggi più atti a valorizzare la tua società e penalizzare i concorrenti.

Gli incrementi di tariffa, tuo secondo obiettivo, dipendono sia dal piano finanziario che proporrai ai Comuni sia dal regime tariffario che, fortunatamente, l’autorità competente ti lascia libero di scegliere.

Ti converrà chiedere di tanto in tanto il “riequilibrio” del piano economico : potrai ottenere un bell’aggiustamento in alto delle tariffe giustificato da previsioni su andamenti futuri degli investimenti, indipendentemente dall’aver realizzato o meno quelli programmati in passato. A questo proposito evita in ogni modo che si parli di stimare con esattezza qualità e quantità degli investimenti realizzati, qualche Sindaco potrebbe pensare di cambiare sistema e collegare le tariffe alla effettiva entità degli investimenti, allora sarebbero guai!

Per ottenere incrementi di tariffa è quindi necessario proporre sempre nuovi investimenti ( rinnovo delle condotte, estensioni di rete, nuovi impianti ecc.ecc.) e convincere i funzionari amici che sono utili per migliorare ed estendere il servizio ma che non genereranno incrementi significativi dei ricavi , anzi…. e che pertanto i costi ti dovranno essere interamente ripagati con l’aumento delle tariffe.

Cerca anche di far passare qualche manutenzione ordinaria come investimento, per scaricarne il costo sugli ammortamenti e sulle tariffe future. Cura in modo particolare il rapporto con i funzionari dell’Autorità d’ambito competente preposti ai piani finanziari: sono i soli in grado di capirli, se loro li approvano poi la convalida da parte dei Sindaci è scontata. In tal modo non vi sarà il pericolo che vengano rimessi in discussione a causa delle critiche moleste dei soliti fastidiosi comitati di cittadini.

Il continuo aumento delle tariffe , soprattutto in anni senza inflazione, è d’imbarazzo per gli amministratori locali in carica. Cerca di aggirare la rabbia degli utenti introducendo gli aumenti il primo gennaio, quando tutti sono assonnati per il veglione.

Ma aspettati che i Sindaci ti chiedano di ridurre gli incrementi cui avresti diritto in base al piano finanziario. Sii comprensivo e pronto ad ubbidire alle richieste dei tuoi concedenti, ma sii fermo nel richiedere l’impegno a compensarti prorogando poi la concessione.

La proroga non è percepita dagli ignari utenti come un aggravio. C’è quindi ampio spazio per accordi tra i concessionari e chi gestisce il potere politico: in questo settore si può davvero avere un pasto gratis. L’unico trascurabile fastidio è la denuncia dei soliti quattro gatti dei comitati per l’acqua pubblica , cui basta non venga dato troppo risalto.

Comitato Acqua Pubblica di Arezzo