ONERI DI DEPURAZIONE NON DOVUTI PAGATI PER ANNI E MAI RESTITUITI. IL T.A.R. MANTIENE IN VITA PROCEDURE ILLEGITTIME A DISCAPITO DI MIGLIAIA DI UTENTI

Il 23 dicembre u.s. il TAR della Toscana ha dichiarato inammissibile il ricorso che avevamo  presentato  nel lontano 2014  avverso il decreto del  DG dell’Autorità Idrica Toscana (A.I.T.) con cui venivano fissati iniqui criteri per i  rimborsi che  Nuove Acque doveva fare a migliaia gli utenti per  oneri di depurazione da essi indebitamente pagati tra il 2000 al 2008.

A tamburo battente l’AIT ne ha enfaticamente dato notizia in un comunicato stampa contenente diverse inesattezze ed anche falsità , arrivando perfino ad affermare che essa Autorità di ambito regionale, a seguito di tale sentenza, “può sostenere di aver svolto al meglio il proprio lavoro in ottemperanza alle leggi vigenti e a tutela dei cittadini e degli utenti del servizio idrico” dando con ciò ad intendere che il TAR si sia pronunciato nel merito del ricorso, quando in realtà il Tribunale  non  ha ritenuto di farlo sbrigandosela asserendo che  un provvedimento successivo della stessa AIT rendeva preclusivo il ricorso contro il provvedimento precedente da noi impugnato e che per questa ragione il ricorso stesso dovesse ritenersi improcedibile/ inammissibile . 

Se quindi è vero che per noi la sentenza è comunque sfavorevole lo è per una questione essenzialmente formale,  peraltro affatto condivisibile in quanto  il richiamato provvedimento successivo (dedicato alle partite pregresse) nel cui titolo neanche si accennava ai rimborsi per la depurazione, ex Sent. Cost. n.335/2008, non può certo ritenersi sostitutivo, come ivi sostenuto,  di quello precedente, al quale infatti espressamente rinviava. 

Vero è purtroppo che il TAR, ha rigettato il ricorso condannandoci anche alle spese.

Evidentemente ai  giudici amministrativi di Firenze  non piace  entrare nel merito dei nostri ricorsi visto che anche nel 2019  ce ne avevano respinto  un altro con l’identica formula del difetto di interesse all’impugnazione, costringendoci a ricorrere in appello  al Consiglio di Stato da cui attendiamo definitivo  pronunciamento . 

Non solo: in questa ultima sentenza incredibilmente si  afferma che nel provvedimento dell’A.I.T. successivo a quello da noi impugnato (n.39/2014), sarebbero stati ridefiniti gli oneri, “prevedendo la corresponsione anche degli interessi legali…. la cui corresponsione in sede amministrativa non era però prevista dalla sistematica del decreto n.32/2014, impugnato dai ricorrenti”; mentre in realtà il decreto impugnato dedicava un apposito paragrafo proprio alla questione degli interessi, stabilendone la natura (interessi legali semplici) e finanche la decorrenza (, dalla data della sentenza della Corte Costituzionale, n.335/2008).

Inoltre il TAR non interviene in alcun modo sul merito delle questioni rappresentate nel ricorso (prima fra tutte, la prescrizione decennale, e non quinquennale, del diritto al rimborso degli utenti non depurati), la cui fondatezza è stata confermata più volte sia dai Tribunali Ordinari che dalla Corte di Cassazione.

Dire peraltro, come si scrive in sentenza, che gli utenti potevano rivolgersi al Giudice Ordinario,

“chiedendo la disapplicazione degli atti generali a monte contrastanti con il pieno diritto al rimborso” ( cosa che peraltro è stata sempre fatta ed ottenuta nei procedimenti civili da noi sostenuti), equivale a riconoscere, sia pure indirettamente, il buon diritto fatto valere dagli utenti al rimborso decennale, e ad ammettere la illegittimità di quei provvedimenti; equivale inoltre ad eludere alcuni questioni di assoluto rilievo, e cioè:

-Che tutti i rimborsi sinora effettuati nei confronti dei singoli utenti non depurati, si basano proprio

sulle modalità illegittime decise con il decreto impugnato;

-Che il ricorso, peraltro, è stato presentato oltre che da singoli utenti, anche dal Comitato Acqua Pubblica Arezzo che è portatore di interessi collettivi;

-Che se si lasciasse alla sola azione civile il possibile ricorso contro le modalità di rimborso decise con il provvedimento generale a monte, avendo la sentenza civile, come noto, efficacia soltanto inter partes, l’originario provvedimento illegittimo ( già molte volte riconosciuto tale e disapplicato nei giudizi civili), rimane pur sempre in vita per tutti gli altri utenti (la maggioranza), consentendo a Nuove Acque, nei confronti di costoro, di non conformarsi agli esiti dei giudizi civili (come ha sempre fatto), con un evidente risparmio di diversi milioni di euro.

Sta di fatto che il TAR  con una decisione di tipo formalistico,  lascia in vita provvedimenti amministrativi  già molte volte riconosciuti come illegittimi dalla giustizia civile .

Per quanto  poi è stato sfrontatamente sostenuto  dall’A.I.T. nel comunicato del 23 dicembre  è stupefacente che si compiaccia di aver applicato e difeso misure  atte a non fare restituire  a tutti gli aventi diritto i soldi indebitamente pagati al gestore, spacciando ciò  come il miglior servizio che potevano fare a tutela degli interessi dei cittadini e degli utenti.  

 

29 dicembre 2020                                                                         Comitato Acqua Pubblica Arezzo

                                                                       

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Allarme dell’ONU: la quotazione in Borsa dell’acqua minaccia i diritti umani 


Con il comunicato dell’11 dicembre u.s. il Relatore Speciale dell’ONU sul diritto all’acqua, Pedro Arrojo-Agudo, ha espresso grave preoccupazione alla notizia che l’acqua, come una qualsiasi altra merce, al pari dell’oro, del petrolio, verrà scambiata sul mercato dei “futures” della Borsa di Wall Street.

Il bubbone è scoppiato in California, uno dei posti al mondo dove la domanda di acqua sta superando l’offerta, in quanto la siccità, cresciuta a causa dei cambiamenti climatici, si fa sentire in maniera sempre più drammatica.

Ciò dovrebbe costituire un monito per l’intera umanità: questa risorsa fondamentale, già minacciata dall’incremento demografico, dal crescente consumo ed inquinamento dell’agricoltura su larga scala, e della grande industria, in particolare quella mineraria, va assolutamente curata e preservata, e contemporaneamente messa a disposizione di tutti.


Ce lo dobbiamo far ricordare dal Relatore dell’ONU, da Vandana Shiva o da Papa Francesco che l’acqua è un bene essenziale per tutti gli esseri viventi e per la salute pubblica? Come possiamo accettare che l’acqua venga quotata in borsa al pari di un generico articolo commerciale, aprendo così alla speculazione dei grandi capitali e all emarginazione di territori, popolazioni, piccoli agricoltori e piccole imprese?

Venendo all’Italia e alla Toscana, in particolare, gli interrogativi si fanno più pressanti. Dobbiamo essere noi dei Comitati e Movimenti per l’Acqua pubblica a ricordare che i referendum del 2011 sancirono la sottrazione dell’acqua e di altri beni/servizi dal mercato e dal profitto? Come possiamo accettare che, a quasi dieci anni di distanza, i Sindaci e il Governatore di Regione, rigorosamente targati PD/Renzi, si impegnino a creare una holding Centro Toscana che gestisca l’acqua, oltre a gas, energia elettrica e rifiuti, puntando oltretutto alla quotazione in borsa? Come possiamo accettare che dopo aver impunemente sbandierato la volontà di ripubblicizzare l’acqua, soprattutto in prossimità delle elezioni amministrative, oggi si voglia dare il colpo definitivo e trasformare questo bene vitale in strumento di lucro, in mano ai soliti potentati? E che dire del momento scelto per lanciare lo scellerato progetto? Sarà casuale che ci troviamo in piena crisi pandemica, e per di più “distratti” dalle imminenti feste di Natale e Capodanno?

No, non possiamo accettare questo scempio. Perciò auspichiamo che tra i nostri politici/Amministratori ci siano ancora persone che abbiano davvero a cuore il bene comune; persone capaci di rammentare che quando la politica non è al servizio del bene comune, spinge tutto e tutti nel baratro, sia materialmente che spiritualmente.

Faremo il possibile per testimoniare che i principi di solidarietà e democrazia, di accoglienza e giustizia, di rispetto e cura degli umani e dell’ambiente tutto, stanno al di sopra di ogni cosa, sicuramente di certe manovre di così bassa lega. E prima ancora proveremo a risvegliare la coscienza delle persone comuni, di chiunque continui a credere che un altro mondo è possibile.

23/12/2020            

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“Acqua pubblica, gestione pubblica e senza profitto!

      Comunicato stampa del 17 settembre 2020  

“Acqua pubblica, gestione pubblica e senza profitto! “. Questo è ciò che hanno detto di voler perseguire  sei su sette dei candidati alla carica di Sindaco presenti, o rappresentati,  al dibattito svoltosi  lunedì 14 settembre  in Piazza S. Agostino dove si è potuto rilevare una calorosa partecipazione  di pubblico.

Laura Bottai, Luciano Ralli, Marco Donati, Daniele Farsetti ,Michele Menchetti e Alessandro Facchinetti si sono  pubblicamente impegnati a far proprie le proposte da noi avanzate .

Stesso impegno lo ha preso anche Fabio Butali  che, non potendo partecipare al dibattito, lo ha scritto in una missiva che ci ha fatto pervenire.

Resta  fuori dal coro Alessandro Ghinelli  che, ad onor del vero, al dibattito pubblico aveva mandato Roberto Bardelli il quale  però non se l’è certo sentita di prendere impegni precisi spendendo la parola di chi , 5 anni fa, s’era già impegnato, mettendolo finanche nero su bianco, finendo poi col rimangiarsi la parola data e fare l’esatto contrario. Per noi può ritenersi dispensato dal ripetere la stessa commedia .

Di contro possiamo dirci soddisfatti se con l’iniziativa da noi organizzata in Piazza S. Agostino lo scorso 14 settembre, in collaborazione con il Circolo Aurora e Lo Sportello del Cittadino,   si è potuto ottenere da quasi tutti i candidati Sindaco l’impegno  pubblico ad agire per la ripubblicizzazione del servizio idrico. Infatti  Laura Bottai del P.C.I. , Luciano Ralli della coalizione di centrosinistra formata da P.D.- Arezzo 2020- Arezzo CI STA -CuriAmo Arezzo,  Marco Donati di Scelgo Arezzo e Con Arezzo, Daniele Farsetti di Patto Civico,  Michele Menchetti del M5S,  Alessandro Facchinetti del Partito Comunista e Fabio Butali di Prima Arezzo, se eletti , si sono  impegnati a: 

  1. Rispettare e far propria  la volontà espressa dai cittadini col voto  nei referendum sull’acqua del giugno 2011 in cui il  96% scelse chiaramente di volere una gestione pubblica del servizio idrico, senza profitto per il gestore;
  2. Introdurre due nuovi commi nello Statuto del Comune , con  il primo dei quali  si riconosca il diritto umano all’acqua, ossia all’accesso all’acqua come diritto umano universale  e inalienabile  e con il secondo  si attribuisca all’acqua lo status di bene comune pubblico ed essenziale garantendo che la proprietà e la gestione delle reti di distribuzione , fognatura e depurazione  siano pubbliche e inalienabili.  
  3. Nominare i propri rappresentanti nel consiglio di amministrazione dell’ attuale società di gestione , e i propri delegati in seno alla Conferenza Territoriale e al Consiglio Direttivo dell’Ente di Governo di Ambito (A.I.T.) dando loro  un preciso mandato politico  che sia coerente con l’esito referendario e che contempli:  a) di non avallare atti o decisioni che consentano il perdurare nella gestione di politiche indirizzate al conseguimento di utili eccedenti quanto necessario ad onorare  la rimessa di debiti finanziari pregressi; b) di non approvare la destinazione a dividendi degli utili d’esercizio;  c) di attivarsi per creare le condizioni per il riscatto dell’affidamento in concessione e opporsi a qualsiasi proposta di ulteriori proroghe.
  4. Adoperarsi perché  venga stipulato un patto di sindacato tra comuni del territorio  con l’obiettivo primario di perseguire e ottenere la revisione dei “patti parasociali” stipulati  nel 1999 tra Comuni e Consorzio Intesa Aretina,  palesemente sbilanciati in favore dei soci privati. 
  5. Istituire un tavolo tecnico permanente, aperto alla partecipazione di rappresentanti del Comitato Acqua Pubblica e di altre associazioni di cittadini, lavoratori e/o imprese del territorio che su mandato del Sindaco e nell’interesse dell’utenza  si occupi di analizzare i bilanci della società, i costi di gestione,  la qualità  la quantità e l’efficacia delle manutenzioni ordinarie e straordinarie e degli  investimenti in genere, analizzare e avanzare proposte sulla ripartizione tariffaria il Regolamento e la Carta del Servizio e relazionare pubblicamente la Giunta e il Consiglio Comunale sui risultati delle analisi effettuate , le proposte elaborate e le problematiche affrontate e quelle da affrontare . 

Il Comitato Acqua Pubblica attenderà comunque alla prova dei fatti chi di loro sarà eletto/a  Sindaco di Arezzo.    

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