Partite Pregresse

Non bastava il balzello del deposito cauzionale! Nelle bollette che in questi giorni (si parla del novembre 2014) stanno arrivando agli utenti del servizio idrico vi è un ulteriore prelievo forzoso denominato, in modo poco comprensibile, “partite pregresse 09/11 DelAEEGSI 643/13 – decreto D.G. AIT 39/2014 rata 1”.

Fattura con partite pregresse (esempio di fattura con partite pregresse)

Partite pregresse N.A. (comunicazione inviata da Nuove Acque agli utenti)

In sostanza agli utenti che sono allacciati al depuratore almeno dall’anno 2012 viene applicata – in due rate – una tariffa retroattiva di euro 0,2528 a metro cubo per canone di depurazione per il totale consumo dell’anno 2012. La cifra complessiva è pari a circa 2,4 milioni di euro e corrisponde a circa 30 euro per utente.
In altre parole il rimborso ai non depurati viene fatto pagare ai depurati. E ricordiamo che vengono rimborsati solo i cittadini che hanno presentato domanda, quelli che non l’hanno presentata (a causa anche dell’ingannevole informazione propagandata a suo tempo dal presidente  di Nuove Acque sostenendo che i rimborsi sarebbero stati automatici)  si ritroveranno ad aver involontariamente fatto un regalo a Nuove Acque, che quei soldi se li tiene ben stretti.
Nuove Acque giustifica questo prelievo con la necessità di reperire le risorse finanziarie necessarie per rimborsare gli utenti che pagavano la depurazione pur non essendo allacciati al depuratore e – appellandosi a leggi, delibere e decreti – sostiene che ciò è tutto legale.  Le cose però stanno in modo assai diverso.
Anzitutto Nuove Acque aveva un preciso compito previsto dall’articolo 18 della convenzione di affidamento del servizio del 1999:  “La quota di tariffa riferita al servizio di pubblica fognatura e di depurazione è dovuta …. dagli utenti anche nel caso in cui la fognatura sia sprovvista di impianti centralizzati di depurazione o questi siano temporaneamente  inattivi. In tale evenienza i relativi proventi affluiscono in un fondo vincolato affidato alla cura e alla responsabilità del gestore, per essere destinati esclusivamente alla realizzazione e alla gestione delle opere e degli impianti centralizzati di depurazione.” Ciò significa che Nuove Acque – fino a al 2008 e cioè fino alla nota sentenza della corte Costituzionale – avrebbe dovuto accantonare tutti i canoni di depurazione pagati dai non allacciati  in un fondo e destinarli esclusivamente alla costruzione dei depuratori. Quindi oggi Nuove Acque dovrebbe avere o i soldi nel fondo vincolato o i depuratori e in tal modo avere le risorse per rimborsare integralmente i “non depurati” senza applicare balzelli retroattivi ai “depurati”. Il fondo vincolato invece è risultato modestissimo e largamente insufficiente perché gran parte delle risorse che si sarebbero dovute accantonare sono state destinate impropriamente ad altro.

CONVENZIONE ORIGINALE

In secondo luogo il decreto del direttore dell’AIT n. 39 dispone il recupero dei 2,4 milioni di euro per il rimborso della depurazione ma prevede anche un conguaglio a favore degli utenti per circa 900 mila euro poiché nel corso degli anni 2009 – 2010 e 2011 Nuove Acque ha incassato questa cifra oltre al consentito. Inoltre per gli anni 2012 e 2013 Nuove Acque ha applicato delle tariffe superiori rispetto a quelle che sono state deliberate definitivamente dall’autorità nazionale (AEEGSI); ciò dovrebbe comportare un ulteriore conguaglio a favore degli utenti per circa 1,2 milioni di euro. In sostanza, il recupero (sempre che sia  legittimo) dei 2,4milioni a favore di Nuove Acque dovrebbe essere compensato da 2,1milioni di conguagli a favore dei cittadini, ma al momento Nuove Acque pensa solo ad incassare, per restituire i soldi ai cittadini c’è tempo…
In pratica Nuove Acque non solo non rispetta gli obblighi previsti dalla convenzione di affidamento ma interpreta le delibere degli Enti di controllo (peraltro già scandalosamente sbilanciate a favore del gestore)  come gli fa più comodo: applica le cose a suo vantaggio e  rimanda quelle a suo svantaggio.
Di fronte a questo il Comitato si attiverà in tutte le forme possibili intraprendendo azioni in ogni sede.
Ricordiamo che il Comitato Acqua Pubblica di Arezzo, in passato ha già fatto ricorsi in materia di tariffazione retroattiva vincendo sia al TAR che al Consiglio di Stato, facendo condannare Nuove Acque alla restituzione di quanto illegittimamente incassato. Evidentemente i gestori non hanno paura di affrontare nuovi eventuali processi, anche forse in virtù del fatto che tutte le spese legali, in caso di sconfitta, vengono fatte pagare ai cittadini spalmandole sulle bollette!
Facciamo appello ai Sindaci affinchè non chiudano nuovamente gli occhi di fronte a questo ulteriore abuso nei confronti dei cittadini.
Nel frattempo invita tutti gli utenti a non pagare questo ulteriore illegittimo balzello mettendo i propri sportelli a disposizione per i chiarimenti  necessari.

 

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