“Diamo valore all’acqua” GIORNATA MONDIALE DELL’ACQUA 2021 (comunicato stampa)

E’ questo il tema con cui le Nazioni Unite hanno deciso di caratterizzare la GIORNATA MONDIALE DELL’ACQUA 2021 . Un proposito che riteniamo indispensabile per stimolare tutti a ridurre lo spreco di acqua e che condividiamo pienamente seppur consapevoli che possa essere interpretato in maniera strumentale da parte delle lobby economico-finanziarie che sono invece più interessate al progressivo sviluppo dei processi di mercificazione e finanziarizzazione dell’acqua.

Al contrario è necessario considerare i beni comuni, a partire dall’acqua , come un valore fondante delle comunità e della società senza i quali ogni legame sociale diviene contratto privatistico e la solitudine competitiva l’unico orizzonte individuale. Il 2020 , già annus horribilis per la grave emergenza sanitaria, si è chiuso con un fatto molto preoccupante: l’acqua , come una qualsiasi altra merce, da dicembre è scambiata nel mercato dei “futures” della borsa di Wall Street .

Sottoporre l’acqua, il bene comune naturale più prezioso, alla speculazione finanziaria apre a scenari che inevitabilmente porteranno all’emarginazione di territori, popolazioni, piccoli agricoltori e piccole imprese.

Per questo oggi più che mai è necessaria una radicale inversione di tendenza ed è sempre più importante riaffermare il valore paradigmatico dell’acqua come bene comune, ribadendo che: l’acqua è un diritto umano universale inalienabile al pari del diritto alla vita ed è la risorsa fondamentale per l’equilibrio degli ecosistemi; l’acqua è un obiettivo strategico mondiale di scontro con il sistema capitalistico-finanziario; la gestione pubblica e partecipativa delle comunità locali è un modello sociale alternativo; è necessario giungere ad un sistema di finanziamento basato sulla fiscalità generale e su di un meccanismo tariffario equo, non volto al profitto e che garantisca gli investimenti. Il futuro dell’acqua non è in Borsa!

E’ dunque necessario un approccio innovativo volto alla tutela, alla difesa e alla “cura” dei beni comuni , dell’acqua e dell’ambiente che si dovrebbe basare sulla partecipazione diretta delle comunità territoriali alle decisioni , in quanto esercizi di democrazia fondamentali per orientare le politiche di sviluppo locale sostenibile e costruire scenari di giustizia sociale ed ambientale.

Comitato Acqua Pubblica Arezzo, ACLI e ARCI , in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua di lunedì 22 marzo 2021, avvieranno una raccolta di firme a sostegno di una petizione popolare volta a far sì che nello Statuto del Comune venga introdotto il riconoscimento del diritto umano all’acqua, ossia l’accesso all’acqua e ai servizi igienico-sanitari come diritto umano universale e lo status dell’acqua come bene comune pubblico la cui proprietà e gestione siano pubbliche e inalienabili.

Gianfranco Morini -Presidente del Comitato Acqua Pubblica di Arezzo

Luigi Scatizzi – Presidente ACLI della Provincia di Arezzo

Federica Ettori – Presidente ARCI provincia di Arezzo

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ONERI DI DEPURAZIONE NON DOVUTI PAGATI PER ANNI E MAI RESTITUITI. IL T.A.R. MANTIENE IN VITA PROCEDURE ILLEGITTIME A DISCAPITO DI MIGLIAIA DI UTENTI

Il 23 dicembre u.s. il TAR della Toscana ha dichiarato inammissibile il ricorso che avevamo  presentato  nel lontano 2014  avverso il decreto del  DG dell’Autorità Idrica Toscana (A.I.T.) con cui venivano fissati iniqui criteri per i  rimborsi che  Nuove Acque doveva fare a migliaia gli utenti per  oneri di depurazione da essi indebitamente pagati tra il 2000 al 2008.

A tamburo battente l’AIT ne ha enfaticamente dato notizia in un comunicato stampa contenente diverse inesattezze ed anche falsità , arrivando perfino ad affermare che essa Autorità di ambito regionale, a seguito di tale sentenza, “può sostenere di aver svolto al meglio il proprio lavoro in ottemperanza alle leggi vigenti e a tutela dei cittadini e degli utenti del servizio idrico” dando con ciò ad intendere che il TAR si sia pronunciato nel merito del ricorso, quando in realtà il Tribunale  non  ha ritenuto di farlo sbrigandosela asserendo che  un provvedimento successivo della stessa AIT rendeva preclusivo il ricorso contro il provvedimento precedente da noi impugnato e che per questa ragione il ricorso stesso dovesse ritenersi improcedibile/ inammissibile . 

Se quindi è vero che per noi la sentenza è comunque sfavorevole lo è per una questione essenzialmente formale,  peraltro affatto condivisibile in quanto  il richiamato provvedimento successivo (dedicato alle partite pregresse) nel cui titolo neanche si accennava ai rimborsi per la depurazione, ex Sent. Cost. n.335/2008, non può certo ritenersi sostitutivo, come ivi sostenuto,  di quello precedente, al quale infatti espressamente rinviava. 

Vero è purtroppo che il TAR, ha rigettato il ricorso condannandoci anche alle spese.

Evidentemente ai  giudici amministrativi di Firenze  non piace  entrare nel merito dei nostri ricorsi visto che anche nel 2019  ce ne avevano respinto  un altro con l’identica formula del difetto di interesse all’impugnazione, costringendoci a ricorrere in appello  al Consiglio di Stato da cui attendiamo definitivo  pronunciamento . 

Non solo: in questa ultima sentenza incredibilmente si  afferma che nel provvedimento dell’A.I.T. successivo a quello da noi impugnato (n.39/2014), sarebbero stati ridefiniti gli oneri, “prevedendo la corresponsione anche degli interessi legali…. la cui corresponsione in sede amministrativa non era però prevista dalla sistematica del decreto n.32/2014, impugnato dai ricorrenti”; mentre in realtà il decreto impugnato dedicava un apposito paragrafo proprio alla questione degli interessi, stabilendone la natura (interessi legali semplici) e finanche la decorrenza (, dalla data della sentenza della Corte Costituzionale, n.335/2008).

Inoltre il TAR non interviene in alcun modo sul merito delle questioni rappresentate nel ricorso (prima fra tutte, la prescrizione decennale, e non quinquennale, del diritto al rimborso degli utenti non depurati), la cui fondatezza è stata confermata più volte sia dai Tribunali Ordinari che dalla Corte di Cassazione.

Dire peraltro, come si scrive in sentenza, che gli utenti potevano rivolgersi al Giudice Ordinario,

“chiedendo la disapplicazione degli atti generali a monte contrastanti con il pieno diritto al rimborso” ( cosa che peraltro è stata sempre fatta ed ottenuta nei procedimenti civili da noi sostenuti), equivale a riconoscere, sia pure indirettamente, il buon diritto fatto valere dagli utenti al rimborso decennale, e ad ammettere la illegittimità di quei provvedimenti; equivale inoltre ad eludere alcuni questioni di assoluto rilievo, e cioè:

-Che tutti i rimborsi sinora effettuati nei confronti dei singoli utenti non depurati, si basano proprio

sulle modalità illegittime decise con il decreto impugnato;

-Che il ricorso, peraltro, è stato presentato oltre che da singoli utenti, anche dal Comitato Acqua Pubblica Arezzo che è portatore di interessi collettivi;

-Che se si lasciasse alla sola azione civile il possibile ricorso contro le modalità di rimborso decise con il provvedimento generale a monte, avendo la sentenza civile, come noto, efficacia soltanto inter partes, l’originario provvedimento illegittimo ( già molte volte riconosciuto tale e disapplicato nei giudizi civili), rimane pur sempre in vita per tutti gli altri utenti (la maggioranza), consentendo a Nuove Acque, nei confronti di costoro, di non conformarsi agli esiti dei giudizi civili (come ha sempre fatto), con un evidente risparmio di diversi milioni di euro.

Sta di fatto che il TAR  con una decisione di tipo formalistico,  lascia in vita provvedimenti amministrativi  già molte volte riconosciuti come illegittimi dalla giustizia civile .

Per quanto  poi è stato sfrontatamente sostenuto  dall’A.I.T. nel comunicato del 23 dicembre  è stupefacente che si compiaccia di aver applicato e difeso misure  atte a non fare restituire  a tutti gli aventi diritto i soldi indebitamente pagati al gestore, spacciando ciò  come il miglior servizio che potevano fare a tutela degli interessi dei cittadini e degli utenti.  

 

29 dicembre 2020                                                                         Comitato Acqua Pubblica Arezzo

                                                                       

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Allarme dell’ONU: la quotazione in Borsa dell’acqua minaccia i diritti umani 


Con il comunicato dell’11 dicembre u.s. il Relatore Speciale dell’ONU sul diritto all’acqua, Pedro Arrojo-Agudo, ha espresso grave preoccupazione alla notizia che l’acqua, come una qualsiasi altra merce, al pari dell’oro, del petrolio, verrà scambiata sul mercato dei “futures” della Borsa di Wall Street.

Il bubbone è scoppiato in California, uno dei posti al mondo dove la domanda di acqua sta superando l’offerta, in quanto la siccità, cresciuta a causa dei cambiamenti climatici, si fa sentire in maniera sempre più drammatica.

Ciò dovrebbe costituire un monito per l’intera umanità: questa risorsa fondamentale, già minacciata dall’incremento demografico, dal crescente consumo ed inquinamento dell’agricoltura su larga scala, e della grande industria, in particolare quella mineraria, va assolutamente curata e preservata, e contemporaneamente messa a disposizione di tutti.


Ce lo dobbiamo far ricordare dal Relatore dell’ONU, da Vandana Shiva o da Papa Francesco che l’acqua è un bene essenziale per tutti gli esseri viventi e per la salute pubblica? Come possiamo accettare che l’acqua venga quotata in borsa al pari di un generico articolo commerciale, aprendo così alla speculazione dei grandi capitali e all emarginazione di territori, popolazioni, piccoli agricoltori e piccole imprese?

Venendo all’Italia e alla Toscana, in particolare, gli interrogativi si fanno più pressanti. Dobbiamo essere noi dei Comitati e Movimenti per l’Acqua pubblica a ricordare che i referendum del 2011 sancirono la sottrazione dell’acqua e di altri beni/servizi dal mercato e dal profitto? Come possiamo accettare che, a quasi dieci anni di distanza, i Sindaci e il Governatore di Regione, rigorosamente targati PD/Renzi, si impegnino a creare una holding Centro Toscana che gestisca l’acqua, oltre a gas, energia elettrica e rifiuti, puntando oltretutto alla quotazione in borsa? Come possiamo accettare che dopo aver impunemente sbandierato la volontà di ripubblicizzare l’acqua, soprattutto in prossimità delle elezioni amministrative, oggi si voglia dare il colpo definitivo e trasformare questo bene vitale in strumento di lucro, in mano ai soliti potentati? E che dire del momento scelto per lanciare lo scellerato progetto? Sarà casuale che ci troviamo in piena crisi pandemica, e per di più “distratti” dalle imminenti feste di Natale e Capodanno?

No, non possiamo accettare questo scempio. Perciò auspichiamo che tra i nostri politici/Amministratori ci siano ancora persone che abbiano davvero a cuore il bene comune; persone capaci di rammentare che quando la politica non è al servizio del bene comune, spinge tutto e tutti nel baratro, sia materialmente che spiritualmente.

Faremo il possibile per testimoniare che i principi di solidarietà e democrazia, di accoglienza e giustizia, di rispetto e cura degli umani e dell’ambiente tutto, stanno al di sopra di ogni cosa, sicuramente di certe manovre di così bassa lega. E prima ancora proveremo a risvegliare la coscienza delle persone comuni, di chiunque continui a credere che un altro mondo è possibile.

23/12/2020            

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“Acqua pubblica, gestione pubblica e senza profitto!

      Comunicato stampa del 17 settembre 2020  

“Acqua pubblica, gestione pubblica e senza profitto! “. Questo è ciò che hanno detto di voler perseguire  sei su sette dei candidati alla carica di Sindaco presenti, o rappresentati,  al dibattito svoltosi  lunedì 14 settembre  in Piazza S. Agostino dove si è potuto rilevare una calorosa partecipazione  di pubblico.

Laura Bottai, Luciano Ralli, Marco Donati, Daniele Farsetti ,Michele Menchetti e Alessandro Facchinetti si sono  pubblicamente impegnati a far proprie le proposte da noi avanzate .

Stesso impegno lo ha preso anche Fabio Butali  che, non potendo partecipare al dibattito, lo ha scritto in una missiva che ci ha fatto pervenire.

Resta  fuori dal coro Alessandro Ghinelli  che, ad onor del vero, al dibattito pubblico aveva mandato Roberto Bardelli il quale  però non se l’è certo sentita di prendere impegni precisi spendendo la parola di chi , 5 anni fa, s’era già impegnato, mettendolo finanche nero su bianco, finendo poi col rimangiarsi la parola data e fare l’esatto contrario. Per noi può ritenersi dispensato dal ripetere la stessa commedia .

Di contro possiamo dirci soddisfatti se con l’iniziativa da noi organizzata in Piazza S. Agostino lo scorso 14 settembre, in collaborazione con il Circolo Aurora e Lo Sportello del Cittadino,   si è potuto ottenere da quasi tutti i candidati Sindaco l’impegno  pubblico ad agire per la ripubblicizzazione del servizio idrico. Infatti  Laura Bottai del P.C.I. , Luciano Ralli della coalizione di centrosinistra formata da P.D.- Arezzo 2020- Arezzo CI STA -CuriAmo Arezzo,  Marco Donati di Scelgo Arezzo e Con Arezzo, Daniele Farsetti di Patto Civico,  Michele Menchetti del M5S,  Alessandro Facchinetti del Partito Comunista e Fabio Butali di Prima Arezzo, se eletti , si sono  impegnati a: 

  1. Rispettare e far propria  la volontà espressa dai cittadini col voto  nei referendum sull’acqua del giugno 2011 in cui il  96% scelse chiaramente di volere una gestione pubblica del servizio idrico, senza profitto per il gestore;
  2. Introdurre due nuovi commi nello Statuto del Comune , con  il primo dei quali  si riconosca il diritto umano all’acqua, ossia all’accesso all’acqua come diritto umano universale  e inalienabile  e con il secondo  si attribuisca all’acqua lo status di bene comune pubblico ed essenziale garantendo che la proprietà e la gestione delle reti di distribuzione , fognatura e depurazione  siano pubbliche e inalienabili.  
  3. Nominare i propri rappresentanti nel consiglio di amministrazione dell’ attuale società di gestione , e i propri delegati in seno alla Conferenza Territoriale e al Consiglio Direttivo dell’Ente di Governo di Ambito (A.I.T.) dando loro  un preciso mandato politico  che sia coerente con l’esito referendario e che contempli:  a) di non avallare atti o decisioni che consentano il perdurare nella gestione di politiche indirizzate al conseguimento di utili eccedenti quanto necessario ad onorare  la rimessa di debiti finanziari pregressi; b) di non approvare la destinazione a dividendi degli utili d’esercizio;  c) di attivarsi per creare le condizioni per il riscatto dell’affidamento in concessione e opporsi a qualsiasi proposta di ulteriori proroghe.
  4. Adoperarsi perché  venga stipulato un patto di sindacato tra comuni del territorio  con l’obiettivo primario di perseguire e ottenere la revisione dei “patti parasociali” stipulati  nel 1999 tra Comuni e Consorzio Intesa Aretina,  palesemente sbilanciati in favore dei soci privati. 
  5. Istituire un tavolo tecnico permanente, aperto alla partecipazione di rappresentanti del Comitato Acqua Pubblica e di altre associazioni di cittadini, lavoratori e/o imprese del territorio che su mandato del Sindaco e nell’interesse dell’utenza  si occupi di analizzare i bilanci della società, i costi di gestione,  la qualità  la quantità e l’efficacia delle manutenzioni ordinarie e straordinarie e degli  investimenti in genere, analizzare e avanzare proposte sulla ripartizione tariffaria il Regolamento e la Carta del Servizio e relazionare pubblicamente la Giunta e il Consiglio Comunale sui risultati delle analisi effettuate , le proposte elaborate e le problematiche affrontate e quelle da affrontare . 

Il Comitato Acqua Pubblica attenderà comunque alla prova dei fatti chi di loro sarà eletto/a  Sindaco di Arezzo.    

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La prossima Amministrazione Comunale di Arezzo e la gestione del servizio idrico

La prossima Amministrazione Comunale di Arezzo e la gestione del servizio idrico
Cinque anni fa la partecipazione del Comitato Acqua Pubblica alle elezioni comunali di Arezzo, al
di là del risultato conseguito, consentì al tema della gestione dell’acqua di essere fra gli argomenti
centrali della campagna elettorale. Del resto che ad Arezzo il tema della gestione dell’acqua sia da
sempre particolarmente sentito lo dimostrano i risultati dei Referendum del 2011 dove, nonostante
una forte campagna di non voto mirante a non far ottenere il quorum, ben 43.156 cittadini del comune
di Arezzo si recarono alle urne e ben 40.871 (il 96%) di essi votò a favore della gestione pubblica e
senza profitto dell’acqua. Si pensi che nel 2015 al primo turno delle elezioni comunali , con oltre
400 candidati consiglieri comunali alla caccia del voto, il totale degli elettori aretini che si recarono
alle urne fu sostanzialmente analogo (44.680).
Preso atto che nell’imminente tornata elettorale ci sono 8 candidati che si contenderanno la carica
di Sindaco di Arezzo riteniamo opportuno e corretto nei confronti dei cittadini che essi si esprimano
chiaramente su come intenderanno agire nel corso dei 5 anni del loro mandato, se eletti, in merito
alla gestione del servizio idrico integrato.
Da parte nostra proponiamo ciò che secondo noi è necessario fare partendo da quello che i cittadini
di Arezzo hanno chiaramente detto di volere 9 anni fa: una gestione pubblica (intendendo per essa
una gestione effettuata da un ente di diritto pubblico) e senza profitto per il gestore. Ecco, anzitutto,
i candidati a Sindaco devono esplicitare chiaramente se condividono la volontà del 96% dei cittadini
che si recarono al voto nei referendum del 2011. E nel caso affermativo si devono impegnare ad usare
tutti i mezzi a loro disposizione per attuarne la volontà, nel rispetto delle leggi vigenti , facendosi
promotori di due opportune integrazioni allo Statuto del Comune: una per introdurre tra i princìpi
ispiratori un nuovo comma con cui si riconosca il diritto umano all’acqua, ossia all’accesso all’acqua
come diritto umano universale e venga attribuito all’acqua lo status di bene comune pubblico
inalienabile garantendo che la proprietà e la gestione della rete di acquedotto, potabilizzazione,
distribuzione, fognatura e depurazione siano pubbliche e inalienabili. Altra integrazione da apportare
allo Statuto di cui deve farsi promotore il prossimo Sindaco riguarda il capitolo dei Servizi pubblici
comunali dove, con un nuovo comma, va specificato che il servizio idrico integrato è un servizio
pubblico locale di interesse generale privo di rilevanza economica e che il Comune di Arezzo ,in
attuazione della Costituzione ed in armonia con i principi legislativi comunitari , nel pieno rispetto
della volontà popolare espressa con il voto dei cittadini nei due referendum sull’acqua del giugno
2011, al fine di rafforzare la coesione economico-sociale e territoriale, promuovere la solidarietà,
garantire la protezione dell’ambiente e della salute delle persone , realizza tale missione attraverso il
perseguimento della gestione pubblica del servizio idrico integrato effettuata da un soggetto o ente
di diritto pubblico non tenuto ad osservare le regole del mercato e della concorrenza .
In attesa che il Parlamento approvi la Proposta di Legge n. 52/2018 sulla gestione pubblica dell’acqua
e in Regione Toscana sia fatta una più che necessaria revisione della L.R. 69/2011 per riportare il
livello decisionale sul servizio idrico integrato nei municipi , sede più prossima ai cittadini che abitano
i territori dove tale servizio viene erogato , mantenendo l’autonomia gestionale degli attuali bacini
idrografici ottimali, il Sindaco del Comune di Arezzo, che è l’ente locale nettamente più importante
in seno alla Conferenza di ambito n. 4 e il maggiore azionista di parte pubblica di Nuove Acque, è
chiamato ad esprimere dei propri rappresentanti in seno al consiglio di amministrazione di Nuove
Acque, nel consiglio direttivo e nell’assemblea dell’A.I.T.(Autorità Idrica Toscana). Riteniamo che
a questi rappresentanti debba essere dato, da parte del Sindaco, un mandato politico preciso e coerente
con l’esito referendario fin dal momento dell’affidamento dell’incarico.
In primo luogo tali rappresentanti dovranno esprimere voti favorevoli solo nel caso in cui negli atti
di programmazione o di consuntivo gli utili di esercizio siano contenuti entro il limite dell’1% del
fatturato e bocciare qualsiasi proposta di distribuzione di dividendi , sia se destinati agli enti sia se
destinati al soggetto privato. Ogni avanzo di esercizio dovrà prioritariamente essere utilizzato per
nuovi investimenti o per agevolazioni tariffarie da praticare agli utenti.
In secondo luogo tali rappresentanti si dovranno adoperare per creare le condizioni per il riscatto del
servizio idrico integrato opponendosi a qualsiasi proposta di ulteriore proroga della concessione. Al
contempo essi si dovranno opporre all’ipotesi regionale di affidare ad un unico ente gestore il servizio
idrico dell’intera regione Toscana.
Il Comune di Arezzo, inoltre, essendo il comune capoluogo, nettamente il più importante per
dimensioni nella conferenza di ambito n. 4 e altrettanto importante come azionista di Nuove Acque
deve attivarsi nei confronti degli altri comuni al fine di creare una sorta di patto di sindacato in modo
da poter imporre in tutte le sedi la linea degli enti locali. Tale linea deve prioritariamente perseguire
ed ottenere la revisione dei “patti parasociali”, sottoscritti nel 1999 tra Comuni e Consorzio Intesa
Aretina (i privati capeggiati dalla multinazionale Suez), che erano palesemente sbilanciati a favore
dei soci privati e penalizzanti per la parte pubblica, ma che da oltre 11 anni non sono più validi.
Infine sulle tariffe del servizio idrico aretino che sono fra le più care d’Italia il Comune di Arezzo può
fare molto. Infatti le tariffe sono così alte non solo perché contengono l’illegittima componente del
profitto, ma anche perché vanno a coprire ingenti costi di gestione e di investimento di cui nessuno –
a parte il soggetto privato di Nuove Acque – sa nulla. Come è noto all’indomani del referendum alla
componente tariffaria del “profitto” venne semplicemente cambiato nome con ciò eludendo
completamente la volontà dei cittadini, ma nulla impedisce agli enti locali che lo vogliono di non
applicare la componente del profitto, comunque denominata, nelle tariffe del servizio idrico,
abbassando le stesse a favore di tutti i cittadini.
Ebbene il Comune di Arezzo deve istituire un Tavolo Tecnico Permanente aperto anche alla
partecipazione di altri Comuni e di nostri rappresentanti anche in considerazione del fatto che il
Comitato Acqua Pubblica di Arezzo svolge da anni, nell’intero ambito idrico aretino, un ruolo
determinante per la tutela degli interessi degli utenti .
Il Tavolo Tecnico deve avere il mandato dal Sindaco di Arezzo di effettuare nel dettaglio:
-analisi dei costi del gestore che poi determinano la tariffa
-analisi degli investimenti dal punto di vista contabile
-analisi degli investimenti dal punto di vista della loro efficacia
-analisi delle manutenzioni ordinarie e straordinarie
-analisi sull’utilità e correttezza delle cosiddette prestazioni accessorie
-analisi sugli appalti e sull’affidamento di lavori e servizi
-analisi e proposte per l’introduzione di un unico conguaglio tariffario annuo
-analisi e proposte sui rimborsi agli utenti per servizi non effettuati
-analisi e proposte di modifica sulle modalità di disalimentazione delle utenze
-analisi e proposte di modifica della Carta del Servizio e dei Regolamenti di acquedotto e fognatura
-analisi e proposte di modifica dell’articolazione tariffaria
ed avere il compito di relazionare pubblicamente la Giunta e il Consiglio Comunale sui risultati delle
analisi effettuate, le proposte elaborate e le problematiche affrontate e quelle da affrontare.
Nel caso in cui venissero riscontrate delle incongruenze il Comune di Arezzo, coinvolgendo anche
gli altri comuni, deve poi essere disposto a contestarle con determinazione e – se necessario – aprire
un vero e proprio contenzioso con il gestore.
Auspichiamo che su quanto sopra esposto ci sia un pronunciamento pubblico forte e chiaro da parte
di coloro che si candidano ad amministrare il Comune di Arezzo nei prossimi 5 anni.
26 agosto 2020 Comitato Acqua Pubblica Arezzo

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