Assemblea dei soci Nuove Acque

Apprendiamo che venerdì 28 aprile  si è tenuta  l’assemblea dei soci di Nuove Acque per l’approvazione del bilancio 2016 .

Purtroppo nonostante che il giorno prima avessimo inviato una “lettera aperta” a diversi Sindaci perchè non approvassero alcuna  spartizione di utili ,  pare  che soltanto alcuni Comuni – detentori del 26% del capitale sociale – abbiano votato contro la proposta degli amministratori di destinare a “dividendi”  una parte consistente degli utili (circa 1,8 Milioni).
Al momento del voto l’Assemblea , partita già con la defezione di qualche Comune e l’abbandono di alcuni Sindaci – o loro delegati-  che se ne sono andati prima della votazione , ha dovuto registrare anche l’astensione di qualche altro rappresentante di parte pubblica.
In tale contesto il delegato dei  soci privati con il suo 46% di azioni  ha potuto “vincere facile” .  
SUEZ- e ACEA  hanno ottenuto anche ‘stavolta quanto si erano proposti di ottenere.
Certo, c’è stato un numero di oppositori inedito rispetto agli anni passati, ma hanno comunque portato a casa il risultato.
Pare che la ferma posizione contraria assunta dal delegato del Sindaco di Arezzo (con il 16% di azioni)  abbia contribuito non poco a stimolare altri Comuni ad opporsi alla proposta di spartizione degli utili avanzata dagli Amministratori della Società che, è bene ricordarlo, è praticamente in mano ai soci privati.
Aspettiamo comunque di poter leggere il verbale della seduta di approvazione del bilancio per fare le opportune considerazioni e decidere le modalità per una nostra conseguente presa di parola sul deplorevole comportamento dei rappresentanti di parte pubblica  assenti, di quelli che si sono astenuti e ,soprattutto, di coloro che hanno dato il loro assenso alla spartizione degli utili generati da tariffe esose e  costantemente crescenti  per un servizio pubblico essenziale gestito in regime di monopolio.

Due giorni fa, prima dell’assemblea,  avevamo scritto ai Sindaci:
Caro Sindaco,

circola voce  che  a giorni si dovrebbe tenere l’Assemblea dei Soci di Nuove Acque per l’approvazione del bilancio 2016.

Pare che in quella sede dagli amministratori verrà avanzata la proposta di destinare a dividendi una parte dell’utile di esercizio conseguito nel 2016 il cui importo sarà anche superiore a quello dei dividendi decisi l’anno passato.
A differenza degli oneri di concessione i  Comuni, per il proprio bilancio , non dovrebbero contare  su tali proventi ed è riprovevole che, sul punto, già l’anno scorso i Sindaci non si siano  dichiarati contrari .
A prescindere dal fatto che è già di per sè  discutibile che con la  gestione dell’ACQUA vengano  realizzati ogni anno utili sempre crescenti, ciò che non è accettabile  è che parte di questi utili vengano poi spartiti tra soci e non destinati a riserva straordinaria da utilizzare per far fronte al pagamento dei ratei del Project Financing che, come è noto, deve essere “rimborsato” entro il 2021.
La normativa di settore prevede che una parte dell’utile venga destinato al  FONI (fondo per nuovi investimenti) e/o alle agevolazioni tariffarie.
Comunque ciò che non viene destinato a tali scopi, deve essere ragionevolmente accantonato per “rimettere” il debito con le banche che oggi  ammonta a circa 45 milioni e va estinto entro il 2021, la qual cosa presenta di per sè enormi difficoltà anche se, da ora in avanti,  volessimo destinare a riserva straordinaria  l’intero utile di ogni esercizio.
Peraltro la società continua imperterrita ad elargire circa 800.000 euro l’anno ai “soci privati industriali” per inutili consulenze che, alla fine della fiera, avranno fruttato loro  25 Milioni in 25 anni.
Quindi qualunque decisione che  comporti anche una parziale spartizione dell’utile conseguito nel 2016 non è certamente da avallare .
Differentemente da Nuove Acque, Publiacqua e Acque SpA, negli ultimi tre anni gli altri  gestori della Toscana non hanno destinano gli utili, o parte di essi, a dividendi.
E’ quantomai opportuno, quindi,  dire No alla spartizione degli utili generati con la gestione monopolistica di un servizio pubblico essenziale e dire invece Sì al loro impiego per investimenti su reti e impianti acquedottistici e/o alla remissione dei debiti esistenti.
Grazie per l’attenzione.
29 aprile 2017                                                                                        Comitato Acqua Pubblica Arezzo
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Appello alle forze politiche aretine.

Come Comitato per l’Acqua Pubblica di Arezzo abbiamo cercato  in più occasioni, negli ultimi 15  giorni, di portare a conoscenza delle istituzioni cittadine, attraverso comunicati e pubbliche denunce  su testate web,  TV  e stampa locale, del  fatto che Nuove Acque sta procedendo, di fatto, a sospendere l’erogazione dell’acqua  agli utenti considerati  morosi.

Questo avviene mediante l’introduzione di un dischetto con un foro millimetrico all’ingresso del contatore  che consente tuttalpiù all’utente di poter riempire poco più di un bicchiere d’acqua ogni 3 o 4 ore.

Con tale modalità Nuove Acque pretenderebbe  di applicare la normativa vigente che invece stabilisce l’obbligo per il gestore di assicurare, agli utenti morosi,  un flusso significativamente  ridotto di acqua  ma capace comunque  di garantire alle persone il fabbisogno quotidiano necessario  per l’uso domestico: bere-lavarsi-cucinare- utilizzare il WC , ecc. ecc.

Con l’introduzione di questo dischetto dotato di foro millimetrico (astrusamente denominato “lente idrometrica calibrata) all’interno del bocchettone del contatore, viene ridotto del 90% il calibro del tubo che porta acqua all’impianto dell’utente.

E’ evidente che con una simile “strozzatura” non può che determinarsi la totale sospensione dell’erogazione di acqua “a valle” , ovvero in casa dell’utente, in violazione delle norme vigenti, lasciandolo a secco.

Questo comportamento è un vero e proprio arbitrio degno di biasimo non solo da parte di chi, come il nostro comitato, affianca i cittadini nel contrasto di pratiche volte ad ignorare i loro diritti, ma che dovrebbe essere condannato e fermato da coloro che li rappresentano nelle pubbliche Istituzioni .

Abbiamo già segnalato la cosa all’Assessore Sacchetti, lunedì 20 u.s. e nello stesso giorno abbiamo chiesto all’Autorità Idrica Toscana di intervenire sulla società di gestione perché sospenda l’effettuazione di tale procedimento.

Purtroppo ad oggi  non ci risulta che qualcosa sia cambiato, viceversa abbiamo avuto notizia che anche nei giorni di martedì, mercoledì e giovedì scorsi si sono verificate sospensioni del servizio idrico , con quella stessa modalità.

Chiediamo alle forze politiche rappresentate nel Consiglio Comunale di voler incalzare il Sindaco e l’Assessore competente, con  interrogazioni urgenti, in occasione della prossima seduta del Consiglio Comunale, sollecitandoli ad intervenire presso Nuove Acque per fermare questa odiosa attività e convocare Azienda di gestione e Autorità Idrica Toscana perchè nei confronti delle utenze domestiche “morose” sia attuata una modalità  atta a limitare loro il flusso di acqua , ma nel rispetto delle norme vigenti.

Gianfranco Morini – Comitato Acqua Pubblica Arezzo

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Senza vergogna

Nuove acque va in giro a staccare l’acqua di chi fa l’autoriduzione “scortata” dalle guardie giurate. Prediligono l’arroganza e la prevaricazione alla legalità. Agiscono in violazione delle norme vigenti e se ne infischiano dei diritti degli utenti, anche  per il semplice fatto che le istituzioni li lasciano fare vergognosamente il proprio comodo, senza interferire.

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Giornata Mondiale dell’Acqua 2017

Crisi del sistema idrico italiano: l’unica soluzione è una gestione pubblica, partecipativa ed eco-compatibile dell’acqua

Istituita nel 1992 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, la Giornata Mondiale dell’Acqua dovrebbe costituire un importante occasione di riflessione a livello nazionale e internazionale. Purtroppo, sempre più spesso, tale riflessione viene piegata agli interessi delle grandi lobby economico-finanziarie che perseverano nella strategia volta alla definitiva mercificazione del bene acqua.

Per queste ragioni, come movimento per l’acqua, ci sembra opportuno prendere parola provando ad individuare gli elementi critici e i nodi da sciogliere per giungere finalmente ad una reale tutela di questo bene e ad una sua gestione pubblica e partecipativa.

A distanza di quasi sei anni dai referendum del 2011 appare evidente come l’esito sia stato prima disconosciuto, poi disatteso e infine sia stata messa in campo, da parte di tutti i Governi che si sono succeduti alla guida del paese, compreso l’attuale, una strategia volta a rilanciare i processi di privatizzazione del servizio idrico e degli altri servizi pubblici locali, oltre a reinserire, tramite il nuovo metodo tariffario elaborato dell’AEEGSI, la voce che garantisce il profitto ai gestori.

Il combinato disposto di diversi provvedimenti approvati negli ultimi anni costruisce un meccanismo per cui, attraverso processi di aggregazione e fusione, i quattro colossi multiutility attuali – A2A, Iren, Hera e Acea – già collocati in Borsa, potranno inglobare tutte le società di gestione dei servizi idrici, ambientali ed energetici, divenendo i “campioni” nazionali in grado di competere sul mercato globale. Senza contare i tentativi in atto di privatizzare l’Acquedotto Pugliese, il più grande d’Europa.

Altro passaggio significativo rispetto alla pervicacia con cui si sta contraddicendo la volontà popolare è quanto avvenuto alla Camera ad aprile scorso quando il PD e la maggioranza hanno stravolto la legge sulla gestione pubblica del servizio idrico, svuotandone l’impianto generale e travisandone i principi essenziali.

Come movimento per l’acqua continuiamo a ribadire la necessità di una radicale inversione di rotta. Infatti, l’analisi dello stato dell’arte del sistema idrico italiano è impietosa e continuano ad emergere dati sconcertanti: bassi investimenti, reti vecchie con dispersione elevatissima e ritardi nella depurazione, delineando così un sistema gravemente malato.

Sul tema degli investimenti e della tariffa va ricordato che il finanziamento del servizio idrico integrato ha dimostrato il suo fallimento dal momento in cui al principio del “full cost recovery”, ossia il costo totale del servizio deve essere interamente coperto dalla tariffa, si è associato l’affidamento a soggetti privati.
I dati in tal senso parlano chiaro: aumenti delle tariffe (+ 200 % tra il 2000 e il 2016 ) e calo degli investimenti di circa il 50 % rispetto agli anni novanta.

D’altra parte il quadro che emerge rispetto alla distribuzione dei dividendi e degli utili realizzati in 5 anni tra il 2010 e il 2014 dalle 4 grandi multiutility (A2A, Iren, Hera e Acea), ossia i modelli che si vorrebbe esportare su tutto il territorio nazionale, è assolutamente esplicito e chiarisce ogni dubbio rispetto a quella che è la vera finalità di queste aziende. La loro vocazione non è produrre servizi pubblici, ma distribuire dividendi ai soci. Queste aziende, cumulativamente, nel periodo indicato hanno prodotto utili netti per circa 1 miliardo e 800 milioni di € e hanno distribuito ancora di più, oltre 2 miliardi di € di dividendi. Un dato più che eclatante da cui si evince che, per garantire una quota significativa di dividendi, queste aziende si indebitano scaricando sulle generazioni future i risultati di oggi.

Di fronte a questi dati eloquenti allora la soluzione non può essere ancora una volta quella dell’ulteriore rilancio dell’attuale sistema di gestione. Infatti, è proprio la scelta, insita nel sistema, di mettere in capo ai soggetti gestori di natura privatistica la responsabilità dell’effettuazione degli investimenti che determina, stante il loro obiettivo di massimizzazione dei profitti, un’oggettiva subordinazione della decisione di investimento a quella priorità. Ciò, ovviamente, ha anche una ricaduta nefasta sulle perdite delle reti che rimangono a percentuali insostenibili (oltre il 35% di media).

A nostro avviso non si sfugge al fatto che, per avviare un ciclo di investimenti significativo con l’obiettivo di realizzare l’ammodernamento del servizio idrico, occorre progettare un nuovo sistema di finanziamento che sia basato sul ruolo fondamentale, oltre che della leva tariffaria, della finanza pubblica e della fiscalità generale. Ovvero il servizio idrico deve tornare ad essere una delle priorità nel bilancio statale. E che, dunque, non può essere concepito se non dentro ad un quadro di nuova gestione pubblica del servizio che preveda anche la partecipazione delle comunità locali.

Gli elementi sopra esposti dovrebbero a nostro avviso essere il fulcro della riflessione sul tema dell’acqua, a maggior ragione in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua, affinché una nuova cultura dell’acqua e dei beni comuni diventi politica concreta ed esperienza consolidata, per giungere finalmente ad una svolta radicale rispetto alle politiche, trasversalmente condivise negli ultimi vent’anni, che hanno fatto dell’acqua una merce e del mercato il punto di riferimento per la sua gestione provocando una peggiore qualità del servizio, minore economicità e minori investimenti.
Comitato Acqua Pubblica Arezzo
aderente al Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua              

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