i motivi della nascita della lista comunale

Comitato Acqua Pubblica Arezzo

 

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PROGRAMMA AMMINISTRATIVO DELLA LISTA COMITATO ACQUA PUBBLICA AREZZO


Chi siamo

Siamo dei cittadini che dal 2007 hanno dato vita al Comitato Acqua Pubblica di Arezzo con lo scopo di ripubblicizzare il servizio idrico aretino che, nel 1999, a seguito di una decisione scellerata, fu affidato alla Suez, nota multinazionale francese. Durante questi anni abbiamo intrapreso tantissime iniziative di vario genere ottenendo delle vittorie e, soprattutto, ottenendo il consenso della stragrande parte della cittadinanza aretina.

Azioni di tipo giuridico. Abbiamo vinto al TAR con sentenza poi confermata al Consiglio di Stato in merito alle cosiddette tariffe retroattive che Nuove Acque  aveva addebitato a tutti gli utenti. A seguito della nostra vittoria Nuove Acque è stata costretta a restituire circa 800 mila euro agli utenti. Nella sentenza il TAR ha riconosciuto al Comitato Acqua Pubblica di Arezzo “idonea rappresentatività” e un ruolo di interlocutore con le autorità  “in ordine alla corretta applicazione della normativa vigente in materia di erogazione del servizio idrico”; inoltre, sempre la stessa sentenza del TAR, ha sancito che “sulla scorta degli elementi disponibili, al Comitato “Acqua pubblica” può dunque essere riconosciuto il ruolo di portatore, in modo continuativo, di interessi diffusi radicati nel territorio e, con esso, la legittimazione ad agire in giudizio a tutela di quegli interessi”. Successivamente con 9 ricorsi pilota il giudice di pace di Arezzo, con condanna alle spese a carico di Nuove Acque, ha riconosciuto il diritto al rimborso del canone di depurazione non dovuto per 10 anni anziché i 5 anni che Nuove Acque rimborsa di prassi. Inoltre con 2 ricorsi pilota il giudice di pace di Arezzo, con condanna alle spese a carico di Nuove Acque, ha riconosciuto l’illegittimità dell’attuale tariffa applicata nella parte in cui non viene tolta la cosiddetta “remunerazione del capitale investito” abrogata dal referendum del 2011.

Azioni di tipo politico. Raccolta di circa 10.000 firme per una legge di iniziativa popolare (prima a livello regionale e poi a livello nazionale); proposte purtroppo rimaste nei cassetti del consiglio regionale e del parlamento. Nel 2010 fu la volta della raccolta di oltre 21.000 firme (nella sola provincia di Arezzo) per dei referendum abrogativi che poi si sono tenuti nel giugno 2011 riscuotendo un successo incredibile: del 60% dei cittadini recati alle urne ben il 96% si espresse per la gestione pubblica e senza profitto dell’acqua.

Azioni di tipo civile. Nel corso di questi anni abbiamo promosso circa 100 assemblee nel territorio provinciale allo scopo di illustrare le caratteristiche della privatizzazione del servizio idrico e per evidenziare i diritti degli utenti, oltre che assisterli nelle vertenze con il gestore. Negli ultimi anni sono stati attivati anche dei punti informativi stabili che migliaia di cittadini hanno utilizzato per aderire alle campagne e altro. Oltre 2.000 utenti hanno aderito alla campagna di obbedienza civile attraverso la quale gli utenti – autonomamente – applicano l’esito referendario e versano l’importo corretto della bolletta deducendosi la percentuale non dovuta (circa il 12%). Più di 1.000 utenti hanno contestato, non pagandolo, l’ulteriore balzello del deposito cauzionale, palesemente illegittimo essendo stato introdotto unilateralmente da Nuove Acque, al solo scopo di “far cassa” e incamerare stabilmente qualche milione di euro,  a costo zero. Abbiamo anche contrastato l’inserimento in bolletta, da parte del gestore, di indebite “partite pregresse” assistendo diverse centinaia di utenti nelle procedure di auto-deduzione e nella presentazione delle formali contestazioni. Le somme richieste da Nuove Acque a tale titolo sono anch’esse illegittimamente pretese poiché costituiscono un indebito aumento tariffario retroattivo non consentito dalla legge.


Premessa

Dopo tanti anni di battaglie e di mobilitazione abbiamo dovuto concludere che la politica, quella che occupa e dirige le Istituzioni, è sorda ad ogni istanza che proviene dal basso.  Certamente ciò riguarda la gestione del servizio idrico dove persino l’esito del referendum è rimasto lettera morta. Nel 2011 il 96% dei cittadini si è espresso per la gestione pubblica e senza profitto dell’acqua? La risposta della politica in questi 4 anni è stata l’esatto contrario: maggior peso dei privati e più profitti, accompagnati da continui ed ingiustificati aumenti di tariffe.

Ma non è un problema che riguarda solo l’acqua. In generale la cosa pubblica (rifiuti, trasporti, scuola, gestione del territorio etc.) invece di essere gestita nel solo interesse e secondo i soli voleri della comunità viene spesso amministrata per il tornaconto di pochi e contro il comune sentire della cittadinanza.

E’  evidente che abbiamo un problema di funzionamento del sistema democratico. Ormai da tempo i partiti non sono più in grado di assolvere la funzione per la quale esistono: interpretare le istanze dei cittadini e trasferirle nell’amministrazione quotidiana.

Riteniamo che questo vuoto democratico possa essere sanato solo con la partecipazione diretta dei cittadini alla gestione della cosa pubblica. Basta deleghe a partiti ormai lontanissimi dalle cose reali! Basta affidarsi a leader, carismatici o meno! Basta abbandonarsi all’astensionismo e al disinteresse! E’ l’ora della partecipazione diretta e senza mediazioni dei cittadini auto-organizzati.

Per questo abbiamo deciso di presentarci alle elezioni, con l’obiettivo di avere un consenso elettorale tale da stimolare altri cittadini auto-organizzati a seguire il nostro esempio. Solo così, infatti, si potrà attuare la più importante riforma necessaria a questo Paese: ristabilire la regola democratica secondo la quale il governo è espressione della sola volontà collettiva di un popolo o di una comunità.


Politica culturale

La politica culturale di una amministrazione locale che ha come asse principale i grandi eventi e grandi iniziative avanzate non produce risultati adeguati agli investimenti messi in campo e non porta frutti capaci di generare radici solide e permanenti nel tessuto culturale della popolazione.

Un programma incentrato su iniziative avulse dal retroterra culturale della popolazione e circoscritte al solo ambito di un pubblico competente ne veicola  alla maggior parte della restante parte un significato distorto e di superficie. In conseguenza delle campagne mediatiche di supporto agli eventi, l’opinione pubblica è indotta a ritenere che più una manifestazione è dispendiosa ed ha eco nei media tanto più debba far legittimare e accreditare un subalterno rispetto delle scelte di “chi se ne intende” e dei “grandi nomi” chiamati a parteciparvi senza molto comprendere della sostanza delle iniziative. Così come le grandi cifre di costi e rendiconti che suffragano la rilevanza degli eventi messi in atto finiscono per avere l’effetto di suffragarne anche il bilancio dell’incidenza culturale.

Una affermata linea di politica culturale governativa che sprona affinché arte e cultura siano fonte attiva di ricadute economiche mediante una gestione che produca guadagno fa sì che spesso arte e cultura vengano disciplinate come categoria merceologica e che il messaggio veicolato all’opinione pubblica sia assimilabile a quello del mercante d’arte. In questo senso sono da intendere gli auspici di alcune categorie economiche locali che le nuove linee di sviluppo economico cittadino debbano ricercarsi nello sviluppo del turismo e dell’arte.

Mentre è certamente da auspicare e supportare la valorizzazione delle risorse artistiche e paesaggistiche del territorio anche come ritorno economico legato alla promozione turistica, la politica culturale operata da una amministrazione locale deve concentrare la propria attività in modo preponderante nella crescita della cultura diffusa, stimolando e fornendo ausilio alle nuove iniziative spontanee e operando per il consolidamento e la crescita di quelle storicamente già presenti; verificando e indirizzando le propensioni dei suoi abitanti in questo ambito verso uno sviluppo qualificato delle idee e delle iniziative; individuando e promuovendo nella scuola progetti di attività miranti allo sviluppo delle conoscenze, al sostegno degli svantaggiati e a favorire fattivamente l’accesso al lavoro e la qualificazione professionale; monitorando e sottoponendo ad una assidua e costante verifica, condotta con strumenti efficienti e misurabili, l’effettiva efficacia della programmazione, gestione e sviluppo degli ausili concessi.

Ciò è possibile progettando preventivamente un esteso piano di consultazione e di rimappatura del tessuto di aggregazione culturale operante nel territorio e sulla base delle istanze ricevute formulando di pari passo un piano di promozione di nuove aggregazioni, individuandole in tutti i settori, da quello istituzionale a quello spontaneo.

I prossimi anni vedranno anche una vertiginosa e pressante richiesta di riorganizzazione digitale del patrimonio archivistico e artistico di cui la nostra città è tra le più ricche. Prima che questo intervento corra il rischio di venire affidato a organizzazioni esterne l’amministrazione comunale dovrebbe prendere l’iniziativa di preparare un piano condiviso con l’università e le altre organizzazioni competenti nei vari campi per dare avvio ad una operazione che nell’immediato crea opportunità di nuovo lavoro e in prospettiva nuovi strumenti per studiosi e ricercatori.

Occorre inoltre ricercare forme per incidere maggiormente sulle scelte e sulle decisioni della Regione Toscana, in questa materia come negli altri settori, affinché deliberazioni non condivise non finiscano per pesare negativamente sullo sviluppo della città e affinché le istanze di tutte le realtà trovino un equo bilanciamento e una pari dignità di ascolto, di trattamento e di sussidio.

Infine occorre prendere atto che oggi la valorizzazione del territorio passa giocoforza dalla rete con siti, portali e presenze su social network. A questo proposito appare necessario definire una progettazione strutturale e successivamente realizzarla (fare senza progettare equivale a gettare via soldi in cose inefficaci), tenendo conto che le due fasi dovrebbero essere affidate a soggetti diversi, valorizzando i professionisti del settore locali.


Servizi pubblici

Attualmente gran parte dei servizi pubblici viene gestito a livello sovra-comunale attraverso società  nelle quali il Comune di Arezzo ha una significativa partecipazione (acqua, gas, trasporti, rifiuti, case popolari). Riteniamo non sbagliato – in linea di principio – che tali servizi vengano gestiti a livello sovra-comunale poiché ciò può consentire delle economie di scala e una maggiore razionalità nella realizzazione degli investimenti necessari. Tuttavia l’ampiezza territoriale non dovrebbe essere decisa a priori dall’alto (cioè da leggi regionali o statali) ma dovrebbe essere valutata caso per caso. Per esempio è evidente che l’attuale gestione del ciclo dei rifiuti effettuata nell’ambito Toscana Sud (provincie di Arezzo, Siena e Grosseto) è del tutto insensata; quale economia di scala è possibile fra il comune di Arezzo e quello di Follonica?

Inoltre è sbagliato l’ingresso dei privati nelle società di gestioni; essi, in realtà, pur avendo generalmente delle quote minoritarie, attraverso i cosiddetti patti parasociali esercitano nei fatti tutto il potere gestionale. E dalle esperienze vissute emerge che senza avere le chiavi della gestione anche l’esercizio concreto del controllo e della programmazione (pur formalmente in capo al Comune) viene in realtà effettuato dal gestore privato secondo i propri tornaconti e non secondo quelli della collettività.

Ciò è successo e succede tuttora nella gestione dell’acqua dove la sciagurata privatizzazione del 1999 ha aumentato in modo astronomico il costo delle bollette (garantendo profitti milionari al privato) e non ha prodotto alcun significativo miglioramento del servizio. Ma ciò è successo e succede nella gestione dei rifiuti, del gas, dei trasporti.

Oggi occorre invertire questa tendenza ridando un senso alla parola Comune. Il Comune oggi è percepito come luogo dove il sindaco e gli assessori esercitano il loro potere; potere che spesso consiste nell’esternalizzazione, nella vendita, nella privatizzazione dei beni collettivi. Noi vogliamo che il Comune torni ad essere un luogo in cui si amministrano questi beni che danno un senso alla comunità: acqua, ambiente, territorio, servizi alla persona.


Sociale  e sanità

In un periodo storico di forte crisi e di diseguaglianze crescenti il Comune deve svolgere prioritariamente la propria attività  verso i soggetti più deboli. In primo luogo attraverso un procedimento di conoscenza effettiva dei disagi (per esempio i gestori dei servizi a rete prima di staccare le utenze per morosità – acqua, luce, gas – dovrebbero informare il comune). In secondo luogo mettendo a disposizione risorse finanziarie adeguate.

Per ciò che riguarda la sanità occorre contrastare la riforma regionale che prevede l’allontanamento dei servizi dai cittadini con la creazione di macro ASL. Ciò naturalmente non significa che non vadano perseguite politiche volte alla riduzione dei costi e alla razionalizzazione, ma ciò non dovrebbe essere fatto riducendo o peggiorando i servizi resi ai cittadini. Occorre inoltre intervenire affinché i servizi teoricamente a disposizione dei cittadini lo siano anche concretamente. Per esempio non sono accettabili tempi di attesa particolarmente lunghi nelle visite specialistiche; è evidente, a questo proposito, che una organizzazione migliore potrebbe consentire di utilizzare i macchinari pubblici al 100% della loro potenzialità e per questa via abbattere i tempi di attesa e anche risparmiare risorse, visto che potrebbe essere ridotto il ricorso al privato convenzionato.

In generale il Sindaco, che non a caso riveste anche il ruolo di autorità sanitaria locale, deve assolutamente esercitare fino in fondo le funzioni che la legge gli assegna: indirizzo, verifica e controllo delle politiche sanitarie locali. Nel passato, purtroppo, si è invece dovuta riscontrare una vera e propria incapacità della conferenza dei sindaci (nella quale il sindaco di Arezzo riveste la carica di Presidente) di incidere efficacemente sulle più importanti scelte sanitarie locali con grave pregiudizio per gli interessi dei cittadini.


Gestione del territorio

L’aspetto urbanistico-edilizio nella gestione Comunale è di grande importanza perché è di interesse per la maggior parte dei cittadini. L’Amministrazione Comunale dovrebbe essere in questo senso al servizio dei cittadini ed assecondare le loro esigenze, mentre molte volte è vista come una sorta di “monarca” che “elargisce”, “concede”, detentrice in via esclusiva del potere decisionale e molte volte “diniega” senza un apparente motivo. La stretta creditizia ed in generale la mancanza di risorse sta limitando fortemente la domanda di alloggi di nuova costruzione. Per questo motivo è necessario dare la possibilità, a chi ancora non ce l’ha, di eseguire piccoli ampliamenti delle abitazioni, realizzati per esigenze del nucleo familiare e dei figli. Ciò sarebbe una scelta ragionevole che non stravolgerebbe il tessuto edilizio e non graverebbe più di tanto sul carico urbanistico (su fognature, acquedotti, strade, opere di urbanizzazione in genere). Il tutto ovviamente rispettando le normative e gli strumenti urbanistici sovracomunali ed anteponendo sempre l’interesse collettivo a quello privato. Inoltre nel capoluogo in cui vi è notevole densità abitativa e anche una certa presenza di aree degradate, è necessario dare assoluta priorità al recupero prima di consumare nuove aree; ciò potrebbe essere incentivato attraverso la riduzione degli oneri di urbanizzazione che potrebbero essere compensati innalzando quelli da applicare alle nuove costruzioni; inoltre si potrebbero attivare delle politiche di defiscalizzaione (per esempio attraverso la riduzione delle imposte comunali sugli immobili ristrutturati per un certo periodo di tempo).

Solo nei centri minori e nelle frazioni, in cui la possibilità di “recuperare” è limitata eventualmente ad “annessi” e “locali accessori”, si possono prevedere nuove piccole zone residenziali da sviluppare. Occorre inoltre iniziare un processo di riorganizzazione dell’inventario dei beni infrastrutturali Comunali (impianti e non solo) tale da consentire, una volta concluso, una più efficiente ed efficace programmazione degli interventi da realizzare. La gestione del territorio infatti non passa solo attraverso la pianificazione urbanistico – edilizia ma mediante la conoscenza del territorio stesso e delle infrastrutture che l’Amministrazione Comunale possiede.

Politica abitativa

Occorre trovare le modalità per usare l’enorme patrimonio abitativo non utilizzato. In questo momento abbiamo diversi abitanti senza abitazioni e molte abitazioni senza abitanti. Occorre porre rimedio con politiche adeguate di incentivo e disincentivo nei confronti dei proprietari anche utilizzando la leva fiscale locale. E’ infatti evidente che un immobile vuoto è un costo collettivo poiché impone di costruire anche laddove non servirebbe farlo.


Ambiente e gestione dei rifiuti

L’ambiente nel quale viviamo è uno dei più importanti beni che una comunità possiede. Renderlo vivibile e preservarlo da ogni inquinamento è la base fondamentale per poter trascorrere una vita serena e dignitosa. Un’amministrazione locale che ha come obiettivo la tutela gli interessi della propria comunità deve far proprio questo assunto con coerenza e determinazione.

In concreto è necessario promuovere un vasto programma di realizzazione di piste ciclabili in città ma anche e soprattutto dalle frazioni alla città.

Invece per quanto concerne la politica dei rifiuti le migliori esperienze in Italia e all’estero dimostrano che l’ipotesi di una gestione con una raccolta differenziata spinta porta a porta (con risultati ottenuti anche oltre l’80%) e una forte riduzione della produzione dei rifiuti (la metà di quelli attualmente prodotti da noi) è possibile, economicamente vantaggiosa e ambientalmente avanzata. Ciò peraltro consentirebbe in una prima fase di ammodernare l’inceneritore di Sanz Zeno riducendo i rifiuti inceneriti e in prospettiva  di chiudere l’inceneritore stesso.

Per raggiungere questi obiettivi è necessario introdurre la cosiddetta tariffa “puntuale” attraverso la quale i cittadini ricevono la bolletta sulla base del quantitativo dei rifiuti prodotti e sulla base della quantità di raccolta differenziata effettuata. In sostanza i comportamenti positivi dei cittadini sono premiati dalla riduzione della bolletta innescando in questo modo un circolo virtuoso. Tale sistema non esiste solo nella teoria ma anche nella pratica: in centinaia di comuni italiani attraverso particolari dispositivi (codici a barre o transponder applicati ai contenitori) la tariffa “puntuale” è già applicata con ottimi risultati per tutti.


Scuola

Atteso che la gestione degli asili nido e scuole dell’infanzia devono essere gestiti direttamente dall’Amministrazione Comunale, con personale alle proprie dipendenze, particolare importanza riveste la manutenzione degli edifici e la sicurezza. Molti di questi necessitano di interventi di manutenzione sia per garantire un adeguato confort sia per ripristinare quei livelli di sicurezza attualmente scadenti . Ci si riferisce per esempio agli elementari e basilari impianti antincendio che risultano nella maggior parte dei casi “a norma” solo nella parte concernente la presenza di estintori, mentre gli idranti e naspi sono per lo più fuori servizio.

E questo aspetto riguarda anche il resto del patrimonio immobiliare pubblico.    

Inoltre occorre aumentare notevolmente l’attenzione a favore degli studenti disabili, sia abbattendo le barriere architettoniche che ancora sono presenti in città ed anche nelle scuole, sia garantendo loro in modo effettivo i diritti fondamentali previsti dalle leggi ma spesso non attuati.


Frazioni

La qualità della vita dei cittadini aretini passa anche e sopratutto nella corretta promozione della vivibilità all’interno delle frazioni e non solo del centro della città. In questo senso le frazioni devono beneficiare di una maggiore attenzione rispetto al passato non solo nei lavori pubblici ma anche nelle politiche culturali, sociali e nei servizi. In particolare ci dovrebbe essere maggiore attenzione alle necessità del trasporto pubblico, servizio ineludibile per gli anziani che non guidano più e devono raggiungere luoghi non vicini alle proprie abitazioni (farmacie, banche, uffici postali, negozi, etc..).


Bilancio partecipativo

La destinazione di una quota significativa del bilancio comunale, soprattutto quella relativa alla parte investimenti, dovrebbe essere decisa direttamente dai cittadini. Si tratta del cosiddetto “bilancio partecipativo”, esperienza portata avanti in alcune città del mondo e anche d’Italia da circa 20 anni. In particolare quello che si ritiene particolarmente importante è il coinvolgimento diretto dei cittadini alla gestione della cosa pubblica e lo sviluppo di una sorta di “intelligenza collettiva” che possa qualificare al meglio le scelte dell’amministrazione comunale.


Attività delle associazioni di promozione sociale

Ai sensi della legge 383/2000 gli edifici pubblici in disuso possono essere dati in uso gratuito alle Associazioni di Promozione Sociale. Questa possibilità deve essere assolutamente utilizzata dall’Amministrazione Comunale. Per esempio si potrebbero attivare laboratori per piccole riparazioni (biciclette, radio ecc.) dando anche un aiuto ai disoccupati.


Sport

L’amministrazione comunale deve puntare sul valore dello sport e della salute dei ragazzi.

In particolare il Comune di Arezzo sconta un notevole ritardo nell’ammodernamento e nella messa a norma delle strutture sportive esistenti (alcune delle quali prive di significativi lavori negli ultimi 40 anni). Inoltre altre strutture non sono utilizzate secondo le loro potenzialità. Quindi le priorità più che nella promozione di eventi sportivi nazionali dovrebbe essere nel rendere pienamente funzionanti, agibili e sicure le strutture sportive esistenti.

Infine appare necessaria anche una rivisitazione degli affidamenti in gestione effettuati mediante gare; a questo proposito dovrebbe essere rilevante la presentazione di progetti e non solo la “consistenza” dell’appaltante con la possibilità di “misurare” i risultati nel corso della stessa gestione.


Mobilità e pendolari

Per motivi di studio o di lavoro molti cittadini aretini sono costretti ad una vita di pendolari utilizzando le linee ferroviarie, prevalentemente verso Firenze o verso Roma. Ebbene i livelli di servizio offerti loro sono decisamente scadenti. Sia i tempi di percorrenza, sia il numero dei treni sono inferiori rispetto al necessario. In sostanza le conseguenze dell’indirizzo politico adottato in questi anni e cioè favorire la cosiddetta “alta velocità” e investire solo marginalmente nel cosiddetto traffico “lento” sono state disastrose per Arezzo. Infatti la città di Arezzo oltre a subire il peggioramento dei collegamenti con le località più vicine non beneficia nemmeno degli investimenti sull’alta velocità poiché viene quasi totalmente saltata dai treni veloci.

Tutto ciò peraltro oltre ad essere un danno per i cittadini aretini pendolari crea anche un grave pregiudizio allo sviluppo del turismo e dell’economia aretina. Infatti, per esempio, simili collegamenti ferroviari non incentivano certo un turista che si trova a Roma a recarsi alla Fiera Antiquaria o ad assistere ad un evento ad Arezzo.

Questo indirizzo deve essere radicalmente modificato e l’amministrazione comunale deve attivarsi in questo senso cercando di ottenere risultati immediati che sono possibili.

Infine invece di dibattere sulla ipotetica stazione sull’alta velocità, che obiettivamente non ha i presupposti funzionali, sarebbe necessario riprendere in mano la progettualità inerente lo spostamento della stazione esistente, la cui ubicazione è da decenni inadeguata e inadatta al servizio sia dei passeggeri che delle merci. Pensiamo soltanto all’immensità degli spazi che si libererebbero all’interno della città in primo luogo per costituire nuove arterie e rompere finalmente lo strozzamento irrecuperabile tra città vecchia e città nuova, ma anche per riprogettare in questi spazi edifici pubblici e privati secondo una logica urbanistica pensata per i bisogni moderni della città. Evidentemente non si tratterebbe di mettere mano ad un mega progetto esaustivo, ma proprio perchè di un grande progetto si tratta, sarebbe opportuno in questa fase iniziare gli studi preliminari, formulare un piano delle priorità e dello sviluppo temporale delle realizzazioni. Più il problema sarà eluso nel tempo e maggiori saranno in seguito le difficoltà in rapporto invece alla necessità di intervenire che si renderà sempre più stringente.


Macchina amministrativa comunale e burocrazia

La macchina burocratica dell’amministrazione comunale deve esistere solo in quanto necessaria ad erogare i servizi in modo giusto, corretto e con uguaglianza nei confronti di tutti i cittadini. Essa deve essere organizzata in modo da agevolare e non complicare gli adempimenti richiesti ai cittadini e alle imprese. Essa, in sostanza, deve essere al servizio della comunità e non viceversa come tuttora viene percepita, spesso a ragione.

Inoltre è necessario intraprendere una politica di valorizzazione delle risorse interne cessando la dispendiosa pratica di assegnare consulenze e incarichi a soggetti esterni.


Gestione delle partecipate e rappresentanti del Comune

Si premette che sarebbe necessario riacquisire nella gestione diretta tutti quei servizi comunali esternalizzati in precedenza poiché l’esperienza ha dimostrato che attraverso la privatizzazione non si sono avuti risparmi e nemmeno miglioramenti di servizi. Tuttavia il ritorno ad una gestione diretta purtroppo non sempre è consentito dalla legislazione vigente e quindi alcuni servizi non possono essere gestiti che attraverso società.

Il Comune di Arezzo ha sempre nominato i propri rappresentanti in queste società utilizzando i criteri della vecchia politica partitica: ex sindaci, ex assessori, ex funzionari di partito. Ebbene questo modo di amministrare la cosa pubblica deve cessare! La nomina dei rappresentanti del Comune di Arezzo in questi enti e società deve essere fatta sulla base della competenza con criteri selettivi predeterminati (titoli, esperienze lavorative etc) e valutati da una apposita commissione. Sarà poi cura degli organi politici del Comune (Sindaco, Giunta e Consiglio Comunale) dare un preciso mandato a tali rappresentanti che periodicamente dovrebbero rendicontare pubblicamente in modo dettagliato l’attività svolta.


Sicurezza

Il tema della sicurezza è particolarmente sentito da parte dei cittadini anche se le statistiche non pongono – per ora – Arezzo ad un livello di criminalità più alto rispetto a città simili.  In ogni caso occorre mettere in campo delle politiche – nell’ambito delle competenze che può avere l’amministrazione comunale – tese a diminuire il fenomeno. In particolare si propone di destinare almeno una parte del personale della Polizia Municipale, impiegato in mansioni Amministrative, su operazioni di prevenzione sul territorio. Inoltre il personale dei Vigili Urbani andrebbe impiegato anche con turni notturni; attualmente infatti i turni si concludono alle ore 1:00 di notte. In questo modo la percezione di sicurezza da parte dei cittadini andrebbe ad aumentare in quanto le attuali (e purtroppo scarse) forze impiegate di notte (Carabinieri, Polizia di Stato e Guardia di Finanza) sarebbero affiancate da altro personale. Utile sarebbe anche incrementare la pubblica illuminazione nelle zone attualmente poco coperte e nelle zone “sensibili” (parchi pubblici, aree di pertinenza di edifici pubblici in disuso, ecc..); infatti i malintenzionati privilegiano sempre zone nascoste o poco illuminate per commettere reati.

Un’altra azione che potrebbe essere veramente utile consiste nel costituire corpi di volontari (della Protezione Civile, agenti di Pubblica Sicurezza in congedo, ecc..) che possano svolgere funzioni di prevenzione e vigilanza, senza possibilità di intervento diretto. Ci riferiamo, per esempio, agli addetti che attualmente si trovano presso gli attraversamenti pedonali in occasione dell’ingresso e dell’uscita delle scuole. Questi volontari potrebbero avvertire i Vigili Urbani nel caso fossero testimoni di infrazioni (persone che verniciano muri e pareti di edifici, persone che introducono cani in zone vietate, ecc..). La semplice presenza di questo tipo di personale, dotato di opportune pettorine di riconoscimento, porterebbe il “mal disposto” a desistere dall’effettuare azioni vietate.

La sicurezza passa anche attraverso politiche di integrazione e di socializzazione. Molti dei quartieri cittadini, sia della periferia storica che di quella più recente, non beneficiano di alcuna attività sociale, culturale, ricreativa e aggregativa promosse dall’amministrazione comunale che si è occupata in questi anni unicamente dell’abbellimento del “salotto buono” trascurando del tutto il resto della città, anche in termini di mera manutenzione. I quartieri periferici stanno assumendo sempre di più un carattere di prevalente anonimato e di completo deserto aggregativo. In questa situazione le attività antisociali attecchiscono rapidamente. Basti pensare all’aggressione della prostituzione nei confronti di strade sempre più prossime al centro della città.


Decoro urbano

Il tema del Decoro Urbano è direttamente collegato a quello della sicurezza. Una città che dà un’immagine di se ordinata, pulita, ecc.. comunica anche sicurezza. Se una città è sporca, presenta edifici pubblici fatiscenti, giardini pubblici poco curati, trasmette il messaggio “tutto è lecito”. In questo senso andrebbero effettuate operazioni che di per sé sembrano banali ma che aiuterebbero a mantenere un livello di decoro elevato.

Per esempio:

– incrementare la presenza di cestini soprattutto lungo le maggiori percorrenze pedonali (lungo i marciapiedi presenti dalla stazione ferroviaria verso le principali scuole della città);

– curare maggiormente la manutenzione del verde pubblico;

– istituire il così detto “minuto mantenimento” cioè un meccanismo che consenta all’Amministrazione Comunale, in un tempo ragionevole, di porre rimedio a problematiche tipo il ripristino di un lampione che non funziona (cosa nella quale il Comune di Arezzo è attualmente particolarmente e incomprensibilmente carente), di risistemare una cartello abbattuto, di coprire una buca su una strada, ecc.. In questo senso andrebbe maggiormente pubblicizzato e incentivato il canale diretto tra i cittadini e l’Amministrazione, attualmente proposto solo in una pagina non immediatamente rintracciabile del sito web “la retina” o lasciato all’iniziativa spontanea mediante segnalazioni telefoniche o fatte di persona. Una maggiore e più propagandata richiesta del Comune farebbe capire ai cittadini che l’Amministrazione si prende cura della cosa pubblica e li stimolerebbe nel collaborare con essa.


Viabilità, parcheggi, marciapiedi.       

Le strade Comunali si trovano in un pessimo stato di manutenzione e conservazione, sia sotto l’aspetto del manto stradale (presenza di buche, ecc..) sia per le opere accessorie (caditoie che non ricevono perché riempite di materiale, fossette laterali spesso mancanti, ecc..). Gli interventi effettuati sono spesso insufficienti e portano a spreco di denaro (riempire una buca presente sull’asfalto con catrame “a freddo” serve a ben poco in quanto alla prima pioggia se ne va!). Inoltre ne va della sicurezza della circolazione, soprattutto di quella dei ciclomotori e dei ciclisti. Per cui occorre destinare maggiori risorse alla cura del manto stradale e delle opere accessorie intervenendo non più con rimedi localizzati ma con opere efficaci. Infine occorre vigilare sulle attività svolte dai gestori dei pubblici servizi (elettricità, gas, telefono) affinché le opere infrastrutturali effettuate al di sotto delle strade Comunali vengano eseguite ponendo attenzione al corretto ripristino del manto stradale.

Per quanto riguarda i parcheggi è evidente l’obiettivo dell’amministrazione comunale di fare cassa ampliando sempre più le zone a pagamento. Ciò appare – oltre che di dubbio rispetto delle normative – ingiusto nei confronti dei cittadini ai quali viene fatto pagare il costo dell’inefficienza di società interamente partecipate dal Comune di Arezzo.

Sempre in merito alla viabilità e opere connesse si può facilmente rilevare come in molte zone periferiche i marciapiedi si interrompono bruscamente senza continuità, in altre, anche prossime al centro, i marciapiedi non esistono e vengono installati paletti solo a tratti dietro richiesta dei singoli abitanti; i semafori non sono calibrati per l’opportuno passaggio dei pedoni, le aree dei marciapiedi non consentono il passaggio di carrozzine e carrozzelle per invalidi, oltre ad essere perennemente sconnesse e interrotte da lampioni e piante. Occorre una ricognizione a tappeto di queste aree e la preventivazione degli interventi necessari.


Fiera antiquaria, Polifonico

Le reiterate presidenze della Fiera antiquaria e dei progetti da queste messe in campo non hanno prodotto alcun progresso e semmai ulteriori arretramenti di presenze di pubblico alla manifestazione. Si sono ormai ripetuti anche vari affidamenti a “promoter” e sono stati spesi molti soldi per materiali promozionali, campagne stampa e inserzioni nei media, evidentemente senza aver formulato un buon piano organico generale, ma affidandosi a scelte estemporanee.

Lo stesso vale per altre manifestazioni storiche come il Polifonico che ogni anno rischia il collasso definitivo. Tutto ciò perché non si è alimentata una politica di valorizzazione di queste manifestazioni a partire dalla sensibilizzazione e professionalizzazione dei giovani in modo da creare un tessuto di continuità e di attualizzazione di questi eventi secondo le mutate circostanze dell’attualità.


Attività ricettive

Il tessuto degli agriturismi, dei resort e dei bed & breakfast è estremamente ramificato nel nostro comune cos’ come in tutto il territorio delle vallate circostanti e richiama ospiti da tutto il mondo e per tutto l’anno. Occorre formulare un piano promozionale organico con tutte queste strutture per promuovere l’attività turistica verso la città, i suoi musei e le sue manifestazioni, anche prevedendo un servizio di trasporto e la formulazione di tours di visita secondo istanze diversificate: cultura, manifestazioni, fiere ed eventi. Bisogna considerare che spesso gli ospiti giungono in aereo o comunque senza proprio autoveicolo e che, per l’ubicazione dei loro domicili turistici, non possono disporre di adeguati mezzi, anche pubblici, per spostarsi.


Ruolo della città di Arezzo nel contesto regionale e provinciale

La politica delle amministrazioni regionali si è andata indirizzando negli ultimi anni verso un sempre maggiore ruolo politico e gestionale assegnato alla città capoluogo, con l’accentramento dei servizi direzionali, delle autorities, degli strumenti decisionali, a scapito particolarmente dei centri maggiormente distanti dalla sede del governo regionale. Questo si concretizza anche in un sempre maggiore stanziamento delle risorse verso il capoluogo di regione e verso le attività che vi si svolgono, lasciando un ruolo marginale al resto degli altri centri. I rappresentanti territoriali dei partiti non hanno saputo arginare questa trend ed è a causa di ciò che si sono venuti sviluppando progetti politici di riassegnazioni e riorganizzazioni fortemente penalizzanti nei confronti di attività e servizi che la nostra realtà stava svolgendo con esiti più che positivi e ottime possibilità di sviluppo. La città ha così dovuto subire questi orientamenti politici nati altrove senza poter intervenire in modo efficace per contrastarli e proporre piani alternativi. Le logiche di partito hanno prevalso anche sugli interessi che i rappresentanti della nostra realtà erano chiamati a sostenere e non per cieco sostegno di parte, ma perché nella stragrande maggioranze dei casi la nuova organizzazione deliberata non porta significativi miglioramenti della situazione in essere e soprattutto cozza fortemente con il sentire e i bisogni reali degli abitanti della città e della nostra zona.


Attività produttive

A partire dagli anni settanta la città ha dilapidato il ricco tessuto produttivo che le era proprio e che aveva avuto origine ben prima del boom economico del dopoguerra, senza sostituirne un altro che potesse competere con la realtà globalizzata del nuovo secolo. E’ evidente che la città, pur ricca di storia, di arte e di paesaggio non potrà sostenersi soltanto con il turismo che tuttavia rappresenta un buon volano di sviluppo economico, anche in mancanza di altre attività.

Soltanto il comparto orafo avrebbe verosimilmente la possibilità (attualmente fra tutti quelli caduti in crisi soltanto il comparto orafo e nell’immediatezza ancora nell’opportunità) di riconquistare le vette perdute negli anni della crisi e anche la propria egemonia in campo mondiale, come nel recente passato. Naturalmente la scommessa può essere vinta se ogni istituzione collaborerà nel formare nuove maestranze e nuove figure dirigenziali in grado di travasare il patrimonio di esperienza e di capacità in prodotti e piani di marketing capaci di porsi di nuovo in una posizione di leader dei nuovi mercati. E’ di buon auspicio la riapertura dei corsi per tecnico dell’industria orafa presso l’Istituto Professionale Margaritone, ma di pari passo ogni istituzione deve porre in essere attività formative nei confronti dei giovani per assicurarsi una nuova classe di maestranze ed imprenditori per i prossimi anni.


Attività di controllo

Per tutte le attività di affidamento in gestione del patrimonio pubblico e di partecipazione a progetti, di effettuazione di gare ed appalti, di gestione di impianti, strutture e servizi anche in compartecipazione con organi esterni, occorre accuratamente prevedere negli atti contrattuali una più incisiva e vincolante opera di controllo e di verifica periodica dell’effettiva concretezza e reale incisività dei programmi e delle azioni dei proponenti, riservandosi la possibilità di recedere da contratti e convenzioni in tutti i casi in cui si manifestassero inadempienze, inefficienze o inadeguatezze. Oltre che a garantire i buoni risultati delle attività messe in opera, ciò contribuirebbe notevolmente all’ottimizzazione delle spese nel bilancio della pubblica amministrazione.